giovedì 17 gennaio 2008

Quale pensione nel nostro fututo?

L' Ecofin (consiglio di economia e finanza) ossia l'insieme dei ministri dell'economia e delle finanze dei 27 stati membri dell' Unione Europea, tramite una ricerca da loro intrapresa si è resa conto che oggi in Europa il lavoratore attivo non conosce quanto prenderà di pensione nel momento in cui riuscirà ad andarci.
Da questa ricerca è emerso che non ne è a conoscenza il 65% degli Olandesi, l'83% dei francesi, che i Britannici ne hanno una vaga idea e noi come altri paesi non stiamo meglio ad informazione. D'altronde più aumenta la parte integrativa e meno si saprà sul risultato finale. Tale incertezza è in pari con un’altra realtà: la tendenza generale a spostare sempre più la responsabilità dei contributi a fini pensionistici dall’ amministrazione pubblica e dalle imprese alle famiglie, facendo ricadere su queste ultime rischi nuovi ed aggiuntivi: i rischi di mercato, quali la fluttuazione dei tassi di interessi, dei valori di borsa e dei rischi di credito.
In un recente documento sulle conseguenze dell' invecchiamento della popolazione sui mercati, gli sherpa dell' Ecofin lanciano un grido d allarme. I nuovi rischi si aggiungono a quelli classici: perdita posto di lavoro, divorzio, scomparsa di un congiunto produttore di reddito, una maggiore .:. spesa sanitaria futura i cui costi dice l' Ecofin "nessuno può prevedere".
Se e come le famiglie saranno in grado di fronteggiarli dipenderà dalla natura dei piani pensionistici, privati e dalla distribuzione del rischio tra sponsor dei piani pensionistici aziendali, istituzioni finanziarie e famiglie.
Ma i lavoratori non sono preparati, le famiglie non'sono pienamente consapevoli dell' ampiezza della riduzione del reddito da pensionati, sole di fronte ad offerte di mercato complesse e non capite, con una ridotta ripartizione dei rischi con altri (demutualizzazione), inoltre le stesse non riescono a definire il loro fabbisogno di prodotti di risparmio aggiuntivi o complementari.
Questo è il quadro che ci si presenta nel prossimo futuro, nessuna sicurezza data appunto dai rischi di mercato in cui i nostri fondi pensione sono investiti.
Un esempio: quali e quanti, e in che proporzione fanno parte i derivati nei nostri fondi pensione?
Piccola parentesi, i DERIVATI o SWAP si chiamano così perché derivano il loro valore da variabili esterne.
Sono operazioni che di solito si costruiscono su un debito, sul debito si pagano gli interessi, che possono aumentare a seconda di come vanno i mercati. E allora la banca di solito ti propone un’assicurazione. Questa assicurazione invece di tutelarti dai rischi te ne rifila altri. I derivati semplici assicurano contro il rischio di rialzo dei tassi, quelli strutturati in versione speculativa trasferiscono il rischio sul cliente ignaro e generano rapidi profitti alle banche.
Poi ci sono i derivati che hanno fatto in questi anni province/comuni/regioni che oltre a coprirli dai rischi del rialzo dei tassi e fargli avere disponibilità di liquidi subito, possono spostare il debito in là negli anni. Ma negli anni non si sa quanto si dovrà pagare perché il valore di mercato di questi derivati in gergo MARK o MARKET, cambia tutti i giorni.
Inoltre nel momento in cui ai lavoratori più preconizzati gli si prospetta questo futuro di incognita pensionistica ai nostri politici tutto questo non accade, non hanno minimamente pensato di legarsi neppure una parte esigua come le loro seconde pensioni (chiamate vitalizi) a fattori di mercato, quali sono le pensioni integrative. Ci sarà un motivo?
Quando nel lontano 2000 ho aderito a questo fondo le cose mi si prospettavano diverse, ho creduto ingenuamente che servisse a migliorare il mio futuro e mai mi sarei aspettata che me lo avrebbero peggiorato. Mi fa ancora più male sapere di esserci arrivata fidandomi di un' organizzazione sindacale che avrebbe dovuto tutelarmi da tutto questo mentre scopro pure che una volta entrata in questo meccanismo (ossia quello delle pensioni integrative ) di fatto non ne posso più uscire.
lo che non ho mai investito in borsa perché ho sempre creduto che ha guadagnarci fossero solo alcuni grandi investitori che usano i risparmi delle masse per foraggiare i loro guadagni, mi trovo ora a giocare alla roulette sulla mia pensione che ritengo sia una del mio futuro..
La stessa che prima di questa riforma mi avrebbe consentito di avere una vecchiaia dignitosa ora la mette in discussione, mi si chiede anche di diventare un' operatore finanziario così da assolvere da ogni rischio di responsabilità futura i responsabili dei fondi pagati lautamente. Di recente mi è inoltre stato spiegato che, con una retribuzione netta di 1.000 euro al mese, se verso per 35 anni tutto il mio TFR, la quota aziendale e la mia quota al fondo, e se le borse non subiranno ribassi, avrò diritto ad una pensione integrativa di circa 100 euro al mese!
lo chiedo solo che chi ne faccia richiesta possa uscire da questo girone dell'inferno!

Tenuta Swetlana - Direttivi del 17 gennaio 2008

Trento, 17 gennaio 2008


1 commento:

Ezio Casagranda ha detto...

Purtroppo quanto succede in questi ultimi anni conferma il cambiamento della natura e delle finalità dei fondi pensioni contrattuali. Nati per essere di integrazione alla decurtazione della pensione a causa della riforma del 1995 si stanno trasformando in "normali fondi di investimento" con una piccola differenza che in gioco ci sta la pensione del lavoratore.
Non solo, questa metamorfosi è la conferma che il sindacato confederale, nella sostanza, subisce il fascino della pensione privata a scapito delle pensione pubblica.
A mio modesto avviso, i fondi pensioni contrattuali dovrebbero, come emerso da alcuni interventi ai direttivi di questa mattina, garantire una pensione dignitosa e fare una scelta etica di investimenti dei risparmi dei lavoratori e delle lavoratrici.
Usare i fondi per garantire ai lavoratori la pensione ma nello stesso tempo fare una scelta di in materia di investimento e quindi evitare investimenti in fabbriche di armi e nelle guerre o in attività criminose che sono le più redditizie.
Una scelta che dovrebbe essere conseguente alle nostre scelte politiche congressuali di lottare per un mondo migliore, senza guerre e senza criminalità. I sostanza un mondo di pace e di prosperità per noi e per i nostri figli.
Non mi sembra di chiedere troppo ma solo coerenza con i principi decisi dai nostri congressi.
Ezio Casagranda
Trento, 17 gennaio 2008