venerdì 31 agosto 2007

USA:Tolleranza zero: Un fallimento

Quando non si hanno idee o si vuole competere con la destra il risultato è sempre stato un disastro sociale, politico, etico e morale. Come sempre le copie sono peggiori dell'originale e se questo è fallito ognuno può immaginarsi la spinta regressiva che l'applicazione della "tolleranza zero" potrà avere anche in Italia.
qui sotto riportiamo un articolo del Il Manifesto che ci sembra istruttivo.
La Filcams Cgil del Trentino
Da IL MANIFESTO del 31 agosto 2007
Non è stato Rudolph Giuliani a in­ventare la cosiddetta Tolleranza zero, un tipo di politica criminale sperimentato prima che lui diven­tasse sindaco di New York. La pa­ternità spetta a un programma chiamato «Safe and Clean Neighborhoods» sperimentato nel New Jersey negli anni 70. La novi­tà fondamentale consisteva nel ri­torno delle rande a piedi per gli agenti di polizia, in modo da mo­strare la loro presenza non solo ai potenziali criminali ma soprattut­to a quelle figure sociali che crimi-nologi come George Kelling sbri­gativamente inseriscono tutti in­sieme nella categoria disorderly people, che potremmo tradurre con «gente che da fastidio». Men­dicanti, ubriaconi, tossicodipen­denti, adolescenti in gruppo, pro­stitute e persone mentalmente di­sturbate dovevano essere «tenuti a bada» dal poliziotto che, con la sua sola presenza, li scoraggiava dal mostrarsi o dall'infastidire la gente per bene. Secondo Kelling, a livello del quartiere, «disordine e criminalità sono inestricabil­mente legati, in una specie di se­quenza progressiva. Gli psicologi sociali e la polizia tendono ad es­sere d'accordo sul fatto che se in un edificio una finestra viene rot­ta, e viene lasciata rotta, tutte le al­tre finestre saranno presto rotte». La teoria della Tolleranza zero nasce quindi da una visione unila­terale e poliziesca di queste pre­messe, peraltro contestabili. In re­altà, «Safe and Clean Neighborhoods» non aveva ridotto il tasso di criminalità ma era considerata ugualmente un successo perché «i residenti dei quartieri pattuglia­ti a piedi sembravano sentirsi più sicuri che in altre zone, tendeva­no a credere che il crimine fosse diminuito e prendevano minori precauzioni per proteggersi. Inol­tre avevano un'opinione più favo­revole della polizia». Quindi, fin dalle origini, la Tolleranza zero è stata una strategia di pubbliche re­lazioni, usata da Rudolph Giuliani per conquistarsi una facile popola­rità dirigendo l'aggressività degli elettori verso categorie sociali marginali. Negli anni di applica­zione non ha ottenuto risultati de­gni di nota, in particolare nel New Jersey e a New York, dove la crimi­nalità ha continuato a crescere fi­no a metà degli anni '90, quando il numero dei reati è diminuito per ragioni demografiche e per il buon andamento dell'economia. A tutto questo va aggiunto un particolare che forse è sfuggito al ministro Amato: ogni anno la cit­tà di New York paga molte decine di milioni di dollari come inden­nizzo alle vittime di abusi dei poli­ziotti, che interpretano la Tolleranza zero come una licenza di uccidere senza timore di essere sconfessati o, meno che meno, puniti.
Chi ne dubitasse non ha che da chiedere all'associazione per i diritti umani Human Rights Watch.
Fabrizio Tonello

giovedì 30 agosto 2007

Razzismo e degrado culturale

E' stupefacente come ormai anche pezzi importanti della sinistra abbiano assunto a riferimento le politiche della destra sia in materia econsomica che nelle politiche sociali. L'ordinanza del sindaco di Firenze è l'ultimo dei tanti tasselli di questo preoccupante degrado culturale delle nostre istituzioni che bene sono riassunti nei due articoli che seguono. Forse il 20 ottobre a Roma si dovraò manifestare anche contro questo crescendo di intolleranza.....


L'azione del Sindaco.
Sono stato colpito dall'ordinanza di stampo leghista del comune di Firenze, capisco il fastidio di tanti automobilisti ai semafori:si trovano difronte a chi cerca di raccattare le bricciole del nostro benessere, e cachi ci ricorca che il nostro stile di vita ha una contrpartita.
Il sindaco di Firenze ha liberato le coscienze dei suoi cittadinidall'odioso fastidio del quotidiano richiamo a questa consapevolezza.
Da IL MANIFESTO :andrea deganutti

E' emblematico che si ergano muraglie contro la mobilità dei dannati della terra, nel momento della massima esplosione della mobilità globale.E che tanti fiorentini plaudano all'ordinanza contro i lavavetri mentre gnomi senz'anima e senza volto continuano ad occupare i crocevia col commercio illegale e mafioso e si comprano Firenze riciclando danaro sporco e spesso anche insanguinato.
Ecco lo snodo cruciale. L'unificazione mondiale non può essere affidata alla cultura della superiorità dell'Occidente la cui etica è un etica di sopraffazione, di contrapposizione e di violenza. E' senza sbocchi e senza speranza....
da un articolo di enzo mazzi tratto da IL MANIFESTO

30 agosto 2007

Tasse e Dirigenti PAT

Non capisco cosa intende il dirigente dell’agenzia delle entrate quando sostiene che la situazione emersa dalla ricerca del Sole 24 ore non rispecchia la realtà Trentina e sostiene che troppi controlli fanno si che le aziende emigrino altrove. Quindi propone che la competenza passi alla provincia per “gestire meglio i controlli..”. Ora prima fare qualche considerazione su queste affermazioni preme ricordare al dirigente provinciale che quanto viene fatto dalla guardia di Finanza dagli organi Ispettivi e dall’Agenzia delle Entrate stanno portando alla luce un pezzo di trentino che molti di noi vuole continuare a non vedere. Sono interventi mettono a nudo una realtà imprenditoriale e del mondo del lavoro, non solo trentino, che ancora molti, troppi, continuano a voler negare: e cioè che quanto emerso rischia di essere la punta di un iceberg molto più grande.
Non dimentichiamo che negli ultimi mesi sono stati scoperti i “caporali delle pulizie” (20 lavoratori in nero dei quali 6 clandestini) del Monte Bondone, il lavoro nero nelle villaggio Valtur e nel comparto edile di Marilleva, i lavoratori in nero (anche trentini) scoperti dalla Guardia di Finanza di qualche mese fa, il fatto che molti esercizi commerciali, (il 20%) non emette lo scontrino fiscale, e via leggendo giornalmente l’elenco di quanti evadono non rispettano le leggi e si potrebbe continuare. Basta leggere i giornali di questi ultimi 12 mesi per rendersi conto che il fenomeno delle violazioni contrattuali e delle norme fiscali rischiano di essere la norma anziché l’eccezione.
Nel merito delle argomentazioni del Dirigente Provinciale che trovo alquanto singolari e quindi non riesco a capacitarmi su come i controlli dovrebbero essere diversi se dipendessero dalla Pat ? Forse il dirigente intende dire, velatamente, che detti controlli, se gestiti dalla PAT non sarebbero inviati agli amici e/o agli amici degli amici? O forse che le sparate di Asat e Artigiani troverebbero più ascolto, vista l’imminente campagna elettorale?
Preoccupante è inoltre il fatto che un dirigente provinciale, retribuito per far rispettare le legge e punire i furbetti, si lasci andare in dichiarazioni alquanto opinabili e cioè che se facciamo troppi controlli le aziende emigrano in veneto. Una tesi alquanto balzana ma che ha le stesse origini dei sostenitori della “rivolta fiscale” e quindi sostanzialmente giustifica il fatto che bisogna accettare che alcuni possano evadere le tasse a scapito di altri che le devono pagare troppe (vedi la tassazione sul lavoro dipendente che Lui dovrebbe ben conoscere).
Infatti se un ‘azienda evade le tasse e utilizza lavoratori in nero, nessun beneficio deriva alla Provincia in quanto nessuna tassa o contributo viene pesato per questi lavoratori e quindi non capisco dove starebbe l’interesse derivante dalle “maggiori entrate”. O forse si vuole sostenere una la vecchia teoria che le tasse le devono pagare solo i lavoratori in quanto le imprese quei soldi li utilizzerebbero per i “famosi” investimenti produttive.
Attendo smentite e/o chiarimenti.

p.la Filcams del Trentino
Ezio Casagranda

Trento, 29 agosto 2007