lunedì 1 ottobre 2007

Il NO dei oltre 100 delegati Cgil

Assemblea dei delegati Cgil : Un NO MOTIVATO al protocollo

L’assemblea odierna indetta per discutere le ragioni del NO al referendum sul Protocollo del 23 luglio 2007, alla presenza del coordinatore nazionale dell’Area programmatica della Cgil “Lavoro Società -Cambiare Rotta” Nicola Nicolosi e Giorgio Cremaschi della “Rete 28 Aprile”, ha visto una partecipazione straordinaria di lavoratori e delegati sindacali.
In una sala Gabardi gremita e partecipata come non si vedeva da molto tempo (tanti hanno dovuto seguire i lavori dalle finestre esterne) sono stati analizzati i punti del protocollo oggetto di referendum da parte dei lavoratori e dei pensionati.
Nella discussione, che ripercorreva le posizioni espresse dall’Area Lavoro Società, dalla Rete 28 Aprile e dagli autoconvocati della Filcams del Trentino, sono state confermate le ragioni per un voto contrario al protocollo su previdenza, lavoro e competitività.

Lavoro Società-Cambiare Rotta
Rete 28 Aprile
Autoconvocati Filcams Trentino

Trento, 1 ottobre 2007

Un secco NO dal Direttivo Filcams

DOCUMENTO CONCLUSIVO DEL DIRETTIVO Filcams Cgil del Trentino
Il Comitato Direttivo della Filcams Cgil del Trentino con la partecipazione del segretario generale della Cgil Ruggero Purin si è riunito in data 1 ottobre 2007 per esaminare e discutere il protocollo di intesa tra Governo e parti sociali su “Previdenza, lavoro e competitività” del 23 luglio 2007, esprime un giudizio negativo dell’accordo sia nel metodo che nel merito.
Il Comitato Direttivo ritiene il metodo di confronto che ha portato a questo accordo estremamente negativo in quanto i diretti interessati sono stati ridotti alla condizione di spettatori su questioni centrali che riguardano direttamente la loro condizione di vita, consegnando di fatto la mediazione e la soluzione del confronto al rapporto tra le forze politiche che compongono il governo, con una perdita di autonomia ed una caduta del ruolo sindacale.
Una trattativa estenuante il cui risultato ha stravolto gli impegni congressuali della Cgil che in questa assurda trattativa in nome della cosiddetta “governabilità” ha accettato l’aumento dell’età pensionabile a 61/62 anni. Un bel capolavoro della coppia Dini - Padoa Schioppa con l’assist della Bonino che ha fatto ingoiare alle organizzazioni sindacali quello che è sempre stato loro indigesto: lo scalone Maroni, la legge 30 e l’aumento dell’età pensionabile.
Nel merito il Comitato Direttivo della Filcams Cgil del Trentino, pur riconoscendo i parziali risultati ottenuti (aumento pensioni minime, aumento della disoccupazione e riscatto della laurea) ritiene profondamente negativi i risultati in materia di pensioni, contrattazione, mercato del lavoro e lotta alla precarietà.
Si consolida l’impianto della legge 30, non si affronta il problema delle causali e del tetto del tempo determinato, non viene intaccata la piaga dei COCOPRO mentre la decontribuzione del lavoro straordinario e dei premi di risultato segnano un pesante attacco all’istituto del Contratto Nazionale.
Non si risolvono i problemi dei precari, non si affrontano quelli degli immigrati, non si punta sulla qualità del lavoro, la Maroni seppur diluita nel tempo viene mantenuta e si accetta l’aumento dell’età pensionabile.
Lo stesso intervento sui coefficienti con l’obbiettivo di arrivare ad una copertura del 60% da parte della previdenza pubblica, indicati nell’accordo sono pesantemente condizionati dal vincolo dell’equilibrio finanziario e quindi fortemente aleatori. Infatti, se l’impianto complessivo. Resta agganciato al principio del costo zero o della compatibilità economiche pregiudica ogni ragionamento possibile sul mantenimento di alcune garanzie ritenute invalicabili prima e durante il confronto (Età pensionabile, garanzia dei rendimenti, ecc.).La reintroduzione delle 4 finestre per i lavoratori con oltre 40 anni di contributi viene realizzata con uno scambio inaccettabile, con l’introduzione delle finestre per le pensioni di vecchiaia delle donne.
Il giudizio del Comitato Direttivo della Filcams Cgil del Trentino su questa intesa non può che essere negativo ed il richiamo ai lavori usuranti e l’aumento dei minimi pensionistici non ne cancellano la forte iniquità sociale, raffigurando il marchio “classista” imposto dagli assertori del “neoliberismo moderato” presenti nel Governo Prodi.

Il Comitato Direttivo della Filcams Cgil del Trentino

Approvato con 3 contrari e 1 astenuto

Il 20 ottobre sarò in piazza

E’ sempre più coscienza di tante masse che il prevalere dello sviluppo capitalistico di questi anni ha provocato una crescente acutizzazione ed espansione delle contraddizioni sociali, accentuato lo sfruttamento, aumentata la povertà e la disgregazione.
L’offensiva neoliberista si è tradotta anche in Italia nell’attacco a posizioni e conquiste fondamentali del movimento operaio e democratico, ne ha indebolito il potere di contrattazione su luoghi di lavoro e nella società. I gruppi dominanti del monopolio e della finanza, sempre più ristretti ed integrati internazionalmente, hanno concentrato nelle loro mani un potere crescente nel settore economico, come in quello dell’informazione della produzione culturale, quindi nella formazione delle coscienze.
La privatizzazione selvaggia dell’economia pubblica ha seriamente indebolito la possibilità di una programmazione democratica. Sul terreno ideale guasti profondi si sono prodotti nella coscienza di larghi strati anche popolari e giovanili con una caduta delle idee di trasformazione sociale.
E soprattutto su questi strati che si è concentrata in questi anni una forte pressione ideologica tesa ad esaltarne le sensibilità più individualistiche e corporative, per convincerli che essi hanno tutto da guadagnare dal rafforzamento del capitalismo e da una piena integrazione del suo sistema di valori.
L’Italia ha bisogno di un reale e profondo cambiamento. Bisogna battere e fermare la devastazione economica, sociale, culturale e morale che essa produce.
Ma alla devastazione economica, sociale, culturale e morale va opposto un disegno realmente alternativo nei valori ,nelle politiche e nelle scelte di governo.
Il nostro paese ha bisogno di un progetto non subalterno ai poteri e agli interessi forti,alle logiche di guerra, di sfruttamento e di ingiustizia che in questi anni hanno prevalso nel pianeta.
Ha bisogno di un disegno sociale ed economico radicalmente diverso,sottratto alle logiche del liberismo e del profitto, capace di produrre risorse e di distribuirle in modo equo ,di imporre una dimensione sociale ed etica al consumo e alla produzione.
Un disegno sganciato da obiettivi meramente produttivistici e di crescita quantitativa, mirato alla creazione di VALORE AGGIUNTO ecologico e sociale, di un’industria di qualità, pulita e di pace.
E’necessario ripensare profondamente sedi e forme della politica, rimettere al centro la partecipazione popolare, rinnovare ed estendere la democrazia, ripartire da contenuti chiari ancorati solidamente ai diritti universali.
Su questi obiettivi vogliamo aprire una grande vertenza democratica, vogliamo incidere nelle scelte guardando ai contenuti e senza cadere nella logica degli schieramenti, dando efficacia e continuità ad uno spazio di autonoma iniziativa, capace di interagire con essa ma anche di guardare oltre.
Credo che non possa sfuggire a nessuno il fatto che sul piano delle condizioni materiali dei lavoratori e dei pensionati, in questi anni si sia registrato un generale peggioramento ed impoverimento.
Tutto questo non trova giustificazione soltanto nelle politiche praticate dal governo Berlusconi, che ha evidenti responsabilità, ma anche a questo governo, per le scelte di stampo liberista, dalla diffusa precarizzazione del lavoro. L’arretramento delle condizioni dei lavoratori era gia iniziata molti anni prima, dopo l’accordo del 23 luglio 1993, ma voglio dire di più per me è iniziata nel 1984 con la cancellazione della scala mobile che inaugurò l’attacco ai lavoratori che dura ancora oggi.

Craxi trasformava in legge l’intesa firmata da Cisl e Uil che tagliava quattro punti di contingenza. Era l’inizio della fine del meccanismo automatico di difesa dei salari dall’inflazione,istituzionalizzata con l’accordo del 23 luglio.
Contemporaneamente alla riduzione dei diritti si è manifestato un progressivo restringimento degli spazi di democrazia nei luoghi di lavoro e nella società italiana, i salari hanno perso valore spesso la sicurezza nei posti di lavoro è stata dimenticata, sacrificandola sull’altare del profitto.
Nonostante tutto questo una parte consistente della burocrazia sindacale prosegue e continua a sottoscrivere accordi che riducono i salari, estende la precarietà concede flessibilità e turni di lavoro aggiuntivi e nega ai lavoratori il diritto di voto .
Ora a partire dal taglio della scala mobile siamo davanti ad una scelta continuare su quella strada o ricostruire un conflitto democratico assieme ai lavoratori, per ridistribuire reddito e cambiare modello di sviluppo .
Ecco perché il 20 Ottobre andrò a Roma a manifestare.


Marco Cappelletti - Direttivo Filcams Cgil del Trentino

Trento, 1 ottobre 2007