giovedì 15 novembre 2007

UCT e Ispettori del Lavoro

Noi sosteniamo gli Ispettori del lavoro
Abbiamo letto sulla stampa locale il pesante attacco portato al Servizio Lavoro della provincia da parte dell'Unione e Commercio e come sindacato del settore intendiamo intervenire per ribadire che il ruolo degli Ispettori è importante per l'individuazione di tutte quelle forme di evasione contributiva e di elusione contrattuale che sono tipiche nei nostri settori. Basti pensare al settore del pulimento o del turismo in alta stagionalità.
Non entriamo nel merito di quanto riportato dal giornale dell'unione ma non possiamo condividere le affermazioni che accusano il Servizio Lavoro di utilizzare mezzi della "Gestapo" in quanto sono offensivi del lavoro degli Ispettori, ma anche della memoria di quanti i metodi della Gestapo gli hanno subiti nel ventennio fascista.
Non condividiamo lo strillare da parte dell'UCT, che accodandosi ad artigiani ed Asat, prendono a scusante un caso (sul quale faranno chiarezza quanti di dovere) per "criminalizzare" un servizio fondamentale come quello ispettivo, che ricordiamo ha anche il compito si scavare, ricercare ed individuare le situazioni di violazione delle norme contrattuali e di legge.
Non è sparando sul Servizio Lavoro che si pone fine o si cancella una situazione di forte elusione. Non è colpa degli ispettori se ad ogni verifica la guardia di finanza individua in questi settori lavoro nero, evasioni contributive e fiscali.
Questa situazione si risolve se tutti, parti sociali comprese, assumono come valore fondante dei rapporti sociali e del lavoro il rispetto delle regole, dei contratti e delle leggi e quindi si combatte veramente la cultura dei furbetti del quartiere.
Un passo importante sarebbe quello di arrivare in tempi brevi alla firma dei contratti provinciali del commercio e del turismo che sono fermi da oltre 10 anni. Una trattativa che se nel commercio procede a rilento nel turismo è ferma per indisponibilità dell'UCT e dell'Asat.
Indisponibilità che contrasta con gli stessi impegni assunti formalmente da queste associazioni alcuni mesi fa davanti agli assessori Mellarini e Dalmaso. Impegni disattesi e quindi sarebbe opportuno ripartire da qui per definire quelle soluzioni contrattuali che possono essere utili ai lavoratori ed al settore.
Per quanto riguarda la situazione a livello nazionale invitiamo il presidente Gianni Bort (che è vice presidente nazionale di Confcommercio) ad attivarsi per firmare il Contratto Nazionale del Commercio che è scaduto da oltre 10 mesi e quindi la Confcommercio è in palese violazione delle norme previste dall'accordo del 1993 sulla contrattazione. Invece, dobbiamo constatare che in settembre la Confcommercio ha unilateralmente rotto le trattative, senza motivi reali, ma al solo scopo di non riconoscere il diritto dei lavoratori al rinnovo del Contratto Nazionale.
I lavoratori e le lavoratrici del commercio, nell'ambito dello sciopero nazionale, domani mattina saranno davanti alla sede dell'UCT di Trento per manifestare la loro rabbia per questo atteggiamento del padronato, per rivendicare il diritto alla contratto nazionale, per un aumento dei loro salari e per dire che il ruolo degli organi ispettivi (Servizio Lavoro, Guardia di Finanza, Carabinieri, ecc.) sono fondamentali non solo per la tutela dei lavoratori, la dove l'agire sindacale non arriva, ma anche per difendere quelle aziende che operano e lavorano nel rispetto delle normative vigenti, a partire dalla sicurezza sul lavoro, senza dimenticare i diritti dei lavoratori.

P la Filcams Cgil – Fisascat Cisl - Uiltucs Uil

E.Casagranda – G.Agorstini – G.Tomasi

Trento, 15 novembre 2007

mercoledì 14 novembre 2007

Difendo il Contratto Nazionale

Da quando ho iniziato a lavorare ad oggi, ( e ne è passato di tempo),ho visto via via peggiorare le mie condizioni lavorative e di vita, è da quando lavoro (e ne sono passati di lustri) che questo paese attraversa una crisi economica,è da quando lavoro che mi si sta dicendo che serve il mio aiuto per risanarlo, e questo ho fatto.
Ma, è difficile vedere che fatti tutti questi sacrifici ancora una volta una parte del paese continua ad arricchirsi ( sui miei sacrifici),mentre io continuo ad impoverirmi.
Mi piace ricordare che nel lontano 1984, con la cancellazione della scala mobile che ci assicurava una certa salvaguardia del potere d’ acquisto, iniziava l’ attacco al potere dei lavoratori.
Iniziavano cosi’ a diminuire i salari e per far fronte a questo nel 1993 attuarono l’ accordo sulla concertazione di secondo livello che avrebbe dovuto renderci ricchi visto che si dividevano i proventi del maggior guadagno delle aziende.
Anche questa volta qualcosa andava storto, le aziende si arricchivano e portavano i soldi all’estero e per noi ad ogni rinnovo del contratto integrativo significava perdere qualcosa.
Dalle aziende tanti pianti e per noi pochi soldi e “COSTANTEMENTE” perdita ulteriore di qualche diritto. Ahh…questa concertazione!!
Continuano a dirmi che il mondo del lavoro è cambiato, questo è certo.
Dopo averlo reso flessibile e precario, sempre perché noi potessimo coniugare i tempi di vita con quelli del lavoro, eccoci qui ad essere alla mercé delle aziende, come una qualsiasi merce di scambio. E le pensioni? Ne vogliamo parlare? Alza l’età, taglia i coefficienti, (bella parola per dire che prendi meno soldi, per non dirla in un altro modo!)
Pensavamo fosse finita lì? NOOOO….
Ci hanno obbligato a fare le pensioni integrative (bella cazzata!) che guarda casa riguarda sempre solo noi, e guarda caso è pure sempre in perdita. Eppure le banche e le finanziarie da questi soldi ci hanno e ci stanno guadagnando. Che sfiga! Siamo sempre dalla parte sbagliata.
Luglio 2007, altra data nefasta, ODDIO!, c’è da salvare il governo, traballa, sembra che cada se non sopraggiungono i paladini, ma guarda caso sempre con i soldi e i diritti degli altri, per aiutarli si lascia intatta la legge 30. E vai con un’altra stangata! E poi cosa potremmo ancora fare per aiutare questo governo?
Ci sarebbe da svuotare, dal poco potere che gli è rimasto, il contratto nazionale di categoria, e poi? Lo sostituiamo con il secondo livello di contrattazione e gli facciamo pensare (tanto sono i soliti creduloni) che è pure meglio.
Ma allora l’abbiamo finita o no, di pensare ai diritti ed ai problemi degli altri? ( per me sono governo e controparte) che sono in una posizione di salvaguardia migliore e riescono a tutelarsi da soli e torniamo a mettere al centro dell’interesse il lavoratore che parte del sindacato ha dimenticato ormai da troppo tempo di tutelare.
A chi legge “ aprite gli occhi” informatevi, leggete, non fatevi strumentalizzare!
Se siamo arrivati a questo punto è colpa nostra, l’indifferenza, il nostro egoismo momentaneo ed il delegare ad altri (vedi associazioni di categoria) senza interessarsi di quello che avrebbero fatto, ci sta portando ad eliminare tutte le minime tutele guadagnate da lotte feroci. Dobbiamo riappropriarci di quello che ci riguarda, parlare con i nostri segretari di categoria e spingerli verso una svolta.
Siamo noi ricattati tutti i giorni sui posti di lavoro, dobbiamo uscire dal nostro torpore ed iniziare a lottare per avere un futuro lavorativo migliore.
ED E’ PER QUESTO CHE VENERDI SCIOPERERO’, NON TANTO PER I CONTENUTI DI QUESTO CONTRATTO, MA PER DIFENDERLO DAI CONTINUI ATTACCHI DI TUTTE LE CONTROPARTI MA ANCHE DA QUELLA PARTE DI SINDACATO CHE PENSA BENE DI TOGLIERCELO.
Tenuta Swetlana - delegata ORVEA - Trento

Trento, 14 novembre 2007

lunedì 12 novembre 2007

E i diritti di chi lavora ?

Grande ressa al centro commerciale di Pergine, titola oggi il giornale IL TRENTINO e dalla cronaca della giornata di ieri sembra che passare il tempo in un centro commerciale a fare shopping sia diventata la nuova frontiera di aggregazione e di consumismo e, a mio avviso, esasperato da una situazione in cui i valori sociali sono in caduta libera.
Nel ribadire la posizione della Filcams Cgil del Trentino sul lavoro domenicale e festivo tengo a precisare che la domenica non può essere considerato un giorno come un altro. Infatti nella nostra cultura occidentale la domenica è il giorno della socializzazione della vita associativa, del nostro vivere in comunità oltre che della famiglia intesa come entità sociale e parte fondamentale della nostra comunità. Valori a cultura che sembrano essere schiacciati da una morsa formata dalla frenesia consumistica degli individui, assunta a nuova ideologia, e e come che trova momenti convergenti fra una concezione individualistica e chiusa della società e quanti con quanti, in nome del profitto calpestano diritti, tradizioni e culture.
E questo chiama in causa le nostre responsabilità, individuali e collettive, in quanto ritengo che una società che vuole essere di esempio non può accettare che dei suoi cittadini debbano lavorare la domenica per soddisfare le velleità consumistiche e la voglia di profitto.
Ho letto le riflessioni di Don Maffeis ed in parte condivido la sua analisi sulla carenza di momenti di aggregazioni diversi, il venir meno di una socialità solidale e l’assenza di iniziative culturali in grado di essere alternative alla semplice frenesia del consumo come unico metro di misurazione dello standard sociale. La nostra incapacità di comunicare e di socializzare, il nostro essere schiacciati dall’individualismo della televisione e dei mass media, ci porta a ricercare della “grande ressa” dove ci sembra di essere meno soli ma in realtà la nostra solitudine si sfoga nell’acquisto di beni che non sempre sono indispensabili per il nostro vivere quotidiano e che è una delle cause di indebitamento delle famiglie.
Ciò premesso vorrei richiamare l’attenzione di quanti frequentano il centro commerciale per chiedere loro se si sono posti il problema che per i dipendenti del centro commerciale lavorare la domenica significa rinunciare alla famiglia. Emblematica poi è l’affermazione di quanti si dicono contenti delle aperture domenicali perché così possono fare la spesa che non riescono a fare durante la settimana. Da questo ne discende una prima considerazione e cioè che lo stress quotidiano, le forme della precarietà, e le incombenze del lavoro ormai non lasciano più tempo fare la spesa. Una seconda considerazione concerne che si presume che al centro commerciale si vada con la famiglia ed è grave non porsi il problema che per chi è costretto la lavoro domenicale è preclusa la possibilità di trascorrere la domenica con i propri familiari.
Siamo davanti non solo ad una caduta di ogni forma solidaristica ma anche ad una preoccupante regressione sociale in quanto le condizioni dell’altro non interessano e quello che prevale è solo la propria “ soddisfazione “ dello shopping domenicale.
Infine quanto succede al centro commerciale di Pergine è l’ennesima dimostrazione che senza una regola precisa e concordata sulle aperture domenicali quello che prevale è un modello sociale puramente legato al consumo, il conseguente deterioramento dei rapporti sociali sacrificati sull’altare dell’individualismo collettivo e del profitto privato. In poche parole il prevalere degli interessi delle cosiddette “orde consumistiche”.
Ezio Casagranda - Filcams Cgil del Trentino

Trento, 12 novembre 2007