domenica 11 novembre 2007

NO dal Molin: lettera a MELA

Egregio Signor Mela,
siamo le donne e gli uomini del Presidio Permanente No Dal Molin di Vicenza.
Come sa, in questi giorni abbiamo presidiato gli ingressi dell’aeroporto Dal Molin per impedire ai lavoratori della Sua azienda di accedere e proseguire nel lavoro di bonifica iniziato lo scorso 17 ottobre. Con queste righe vogliamo spiegarle le ragioni della nostra iniziativa.
Naturalmente noi non abbiamo nulla in contrario allo svolgimento di una bonifica bellica; purtroppo, come lei sottolinea nella Sua intervista a Il Sole 24 Ore, il mondo è pieno di ordigni, tra cui le mine antiuomo, che quotidianamente mietono decine di vittime.
La bonifica in corso all’interno dell’aeroporto della nostra città, però, ha uno scopo ben preciso: quello di permettere l’edificazione di una nuova installazione militare statunitense per ospitare la 173° Brigata Aerotrasportata. Da più di un anno ci battiamo per impedire la realizzazione di questo progetto che farebbe di Vicenza un avamposto di guerra e che sarebbe devastante dal punto di vista ambientale ed urbanistico.
Non vogliamo che la nostra città diventi il punto di partenza delle future guerre che porteranno morte e distruzione nel mondo, così come non vogliamo che l’equilibrio idrogeologico del nostro territorio venga compromesso irrimediabilmente. Lei certamente sa che, sotto l’aeroporto Dal Molin, c’è la più grande falda acquifera del nord Italia e che l’area è l’ultimo grande polmone verde della città; d’altra parte, è sicuramente a conoscenza del fatto che la nuova base sarebbe edificata ad appena 1.500 m in linea d’aria dal centro cittadino di Vicenza, patrimonio Unisco, con tutte le conseguenze che ne derivano.
Non avremmo mai pensato di interrompere una bonifica bellica se ciò fosse stato il preludio per un utilizzo a soli scopi civili del territorio; ma la bonifica che la Sua azienda sta svolgendo è funzionale alla realizzazione del progetto statunitense di militarizzazione della nostra città.
Noi continueremo a batterci perché la nuova base Usa non venga realizzata; abbiamo apprezzato le Sue parole su Il Sole 24 Ore e ci auguriamo che Lei voglia confermare la determinazione a non proseguire i lavori per non rendersi complice della realizzazione di un’opera che è stata imposta alla comunità locale.
D’altra parte, pur portando grande rispetto per coloro che lavorano, vogliamo ribadirle la nostra intenzione di continuare a mettere in campo iniziative di blocco e boicottaggio dei lavori di bonifica, fino a quando questi saranno utili alla realizzazione di un’installazione militare. Continueremo, inoltre, a sensibilizzare le tante realtà che, in tutta Italia, ci sostengono e che in questi giorni hanno organizzato iniziative di solidarietà e appoggio.

Cordiali saluti,
Il Presidio Permanente No Dal Molin
Vicenza, 9 novembre 2007

sabato 10 novembre 2007

Mobbing: informare e contrattare

Mobbing: è il risultato del perpetrarsi di comportamenti, atti, di carattere vessatorio che riguardano sia la prestazione lavorativa che la tutela dell'integrità della persona in tutti i suoi aspetti, compreso quello sessuale.
Su questo tema si è discusso ieri in un convegno organizzato dalla consigliera di parità della PAT Eleonora Stenico con il contributo di molti economisti e studiosi del tema e la presenza dell’Assessora Berasi e dalla vicepresidente Cogo che si sono impegnate nel sostenere le iniziative di prevenzione atte a combattere anche sul paino sociale e all’interno della famiglia le situazione di mobbing.
Gli argomenti portati alla discussione sono stati molti ed interessanti anche se nessuno ha affrontato la questione centrale e cioè che l'aumento delle forme di mobbing son anche il risultato del venir meno della solidarietà e quindi di quel processo di individualizzazione del salario e del lavoro che inevitabilmente comporta l'esposizione del lavoratore alle forme vessatorie.
Allora, se è importante ed auspicabile l'apertura di una sportello per il mobbing non va dimenticata, da parte delle forze sindacali di rilanciare la contrattazione collettiva dando nuovamente ruolo e titolarità reale sulle condizioni di lavoro sul posto di lavoro.
Infatti, non possiamo nasconderci dietro i dati generali che colloca l'Italia sotto la media Europea (4% rispetto al 16% dell’Inghilterra) in quanto questo dato, a mio avviso, è il risultato della forte presenza della contrattazione collettiva presente in Italia rispetto all'Europa.
La professoressa Scarponi è invece intervenuta sulla rilevanza giuridica e penale oltre che sulle responsabilità dell’azienda nei comportamenti di mobbing.
Comportamenti che riguardano le discriminazioni, le molestie sessuali in quanto violano l’integrità fisica e mentale della persona
Rientrano nel mobbing anche quelle vessazioni finalizzate alle dimissione del lavoratore, la violazione di norme contrattuale trasferimento, l’apertura posta, il demansionamento, comportamenti vessatori, visite fiscali e provvedimenti disciplinari eccessivi, l'isolamento, le battute pesanti, mansioni impossibili atte a distruggere e degradare la vittima. E’ però necessario valutare la pretestuosità del provvedimento, il concetto di ritorsione o il grado di ripetitività della frequenza e durata del fattispecie di mobbing altrimenti rientra nel normale rapporto di lavoro.
Importante è che questa discussione esca dalle mura della individualità per essere patrimonio comune delle lavoratrici e dei lavoratori, dei delegati/e e dell’intera organizzazione sindacale.
Per questo, la Filcams Cgil del Trentino, in accordo con la Consigliera di parità, ha in procinto un corso di formazione per delegate sul tema della condizione lavorativa della donna nel settore del commercio. Un corso finalizzato a fornire gli strumenti contrattuali e legislativi per coniugare tempi di lavoro e tempi di vita ma anche per dare quel bagaglio di informazioni e di strumenti necessario per contrastare le varie forme di mobbing. Dalla conoscenza delle norme legislative, dagli orientamenti giurisprudenziali alle normative previste dalle direttive europee in tema di parità e di discriminazione.
Ezio Casagranda - Filcams Cgil del Trentino
Trento, 10 novembre 2007

venerdì 9 novembre 2007

La democrazia fiorisce in Pakistan

Domani il comandante in capo del mondo libero, George W. Bush, può esclamare di nuovo: «Missione compiuta». Ha infatti ormai conseguito lo scopo cui si è dedicato indefesso da anni: esportare, magari con le armi, la democrazia nel mondo islamico. In fondo era solo questa la ragione invocata per invadere l'Iraq, una volta caduta la menzogna sulle armi di distruzione massa. Sotto gli occhi di tutti, la democrazia fiorisce da tempo in Arabia Saudita e in Egitto, ma soprattutto, da venerdì, in Pakistan. Il generale Pervez Musharraf ha fornito un esempio da manuale di esercizio di democrazia a mezzo carri armati. E ha fatto un enorme passo avanti in quella che Bush aveva definito la priorità delle priorità Usa, la «freedom agenda».
Con il suo secondo golpe, e con la conseguente repressione, Musharraf, ha smascherato la duplice faccia della superpotenza americana: la tracotanza dei bombardamenti da alta quota con alcuni, l'impotenza imbelle con altri. La notte prima, Condoleezza Rice aveva telefonato a Musharraf per implorarlo di non proclamare la legge marziale. L'indomani si è visto il peso che undici miliardi di dollari di aiuti militari conferiscono agli Stati uniti sulla vita pakistana. Mai un alleato aveva affibbiato una tale sberla a Washington, facendosi scudo del proprio ruolo nella lotta contro Al Qaeda e i taleban, per altro non proprio efficace: i taleban hanno ripreso piede in Afghanistan e parte dello stesso Pakistan sfugge al controllo dell'esercito, intento solo a ottenere prebende per i propri generali in pensione. Ma Musharraf se la prende non con gli integralisti islamici, ma con avvocati, giudici, attivisti dei movimenti umani, giornalisti. L'unica consolazione è che con questa vicenda Bush ha portato un po' di allegria nel mondo islamico: ogni volta che parla di democrazia, tutti scoppiano a ridere.
Marco D'Eramo - il manifesto 7-11-2007