lunedì 5 novembre 2007

Cara FILCAMS CGIL ti scrivo...

Abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo le riflessioni di Nicola che ha vissuto in prima persona il dramma di lavoratore licenziato. Ecco quanto scrive Nicola che ringrazio per la sua passione e attaccamento alla Cgil.
Ciao, come spesso faccio leggo, occhi permettendo, il tuo interessante Blog. Nel leggere quelli scorsi ho letto quanto sotto ed ho fatto un sussulto, letteralmente sono saltato come una molla dalla sedia. (Leggere per credere)
Mi interesserebbe sapere un pò tutto della vicenda e per vari motivi. Quanto da te scritto, mi sembra l'ultimo e più odioso attacco alle liberta civili in questa provincia, adesso una persona licenziata non può più denunciare il fatto impugnandolo per non vedersi tolti anche quei quattro miserabili soldi (dei quali ho potuto godere se non dopo 6 mesi di ).I cosiddetti "imprenditori" hanno anche la pretesa di licenziarti senza giusta causa (sotto i 15 dipendenti) e di riassumerne altri (nel mio caso, ben quattro) per fare le stesse mansioni!!!!! Il lavoratore, così, è ricattabile su tutti i fronti e il paradosso (sogno o son desto) e che l'avvallo viene da Confindustria, ma anche da coloro che dovrebbero tutelare sulla correttezza di certi licenziamenti. Adesso capisco perché l'Agenzia del Lavoro, a suo tempo, si è prodigata, dopo che ha saputo dell'impugnazione, nel volermi dissuadere dall'andare avanti. O quando l'ispettore del lavoro, dopo che ho denunciato le assunzioni da parte della mia ex azienda (durante i sei mesi di moratoria delle assunzioni ) si è affrettato a dirmi, testuali parole, "per favore non si metta a fare casino perché tanto non serve a nulla e son cose che succedono tutti i giorni e tutti tacciono": e io mi sono detto e questi sono gli ispettori che dovrebbero anche vigilare sui cantieri e sul lavoro nero. Non ricordo il nome dell'individuo, altrimenti te lo direi.
Anche la CGIL non ha brillato, come da me denunciato al Purin a suo tempo, in quanto, arrivato al 5° mese di disoccupazione senza ingressi e coperto di debiti (la ditta non mi aveva dato neanche il tfr), ho dovuto cedere ai quattro soldi della conciliazione dopo che una degli avvocati mi ha detto "Che cosa volete pretendere voi lavoratori" (una frase che mi rimarrà sempre dentro in quanto per me rasentava la sconfitta del sindacato) a seguito del fatto che io volevo andare avanti con la vertenza e chiedevo solo di appoggiarmi in questo in quanto le mie ragioni erano molto limpide. Come poi avvenuto, l'azienda si è miracolosamente ripresa ( a seguito della conciliazione) ed ha assunto 4 persone. Ovviamente ho denunciato il fatto ed INPS, ISPETTORATO DEL LAVORO, AGENZIA DEL LAVORO se ne sono ampiamente fregati. E leggendo il tuo articolo ora mi risulta tutto più chiaro. Se quella è la direttiva, bisognerà andare a Fatima per aprire una vertenza.
Oltre alla mia esperienza posso denunciarti anche quella di alcune donne, che credo saranno le maggiori vittime di quanto da te denunciato nel blog, con le quali ho partecipato ad un corso dell'agenzia del lavoro e che sono state licenziate per riduzione del personale: subito dopo la stessa ditta a riassunto. Le due non hanno neanche avuto il coraggio di andare avanti con la denuncia a seguito di calorosi consigli a desistere.
Ma, attualmente, sono venuto a conoscenza di una ragazza che, come me, ha avuto un'operazione cardiaca, dopo il ritorno sul posto di lavoro sta avendo parecchi problemi. L'ho invitata a denunciare questo fatto, ma la paura di non essere protetta a livello istituzionale (agenzia lavoro, sindacati ecc.) sta avendo la meglio sulla sua tutela della salute. Ovviamente l'azienda se ne starà sbattendo a,piamente che ci rimanga secca o meno.
E chissà quanti altri casi analoghi ci sono in giro. Quindi è necessario sapere come stanno le cose e se le condizioni di tutela persistono. Sopratutto se esiste ancora un sindacato che ci possa difendere: spero che non li abbiano fatto passare sotto il naso anche questa.
Anch'io ho dovuto pensarci più volte prima di continuare sulla strada della denuncia della mia azienda, ed affidarmi all'avvocato della Cgil, ma credo che se queste cose vadano portate alla luce del sole senza mezzi termini. E per questo che ho continuato ad affidarmi alla CGIL in quanto credo nelle istituzioni sindacali e nel fatto che possano portare la legalità nel mercato del lavoro.
Quindi, fammi sapere su questo argomento e se vuoi fare una serata di denuncia fammi partecipe perché credo che sia in pericolo molto di quanto sin'ora conquistato ed il fatto che un organo istituzionale emani una direttiva così grave, mina le fondamenta delle libertà e della giustizia in questo paese e nella nostra provincia.
Saluti Nicola
Trento, 5 novembre 2007

Da Vicenza all'Europa

14, 15, 16 dicembre: 3 giorni di mobilitazione europea a Vicenza

Da oltre un anno, uomini e donne della città di Vicenza stanno lottando contro la costruzione di una nuova, immensa struttura militare statunitense, che non vogliamo sia costruita né nella nostra città nè altrove. Una lotta che vede accomunate persone di diversi orientamenti politici, con culture, linguaggi e storie diverse tra loro. Questa battaglia affonda le proprie radici nella difesa della terra e nel no determinato alla guerra, fonte di lutti e tragedie, nella richiesta di pace. La politica “ufficiale” ha mostrato, in tutta questa vicenda, il peggio di sé, tentando d’imporre una scelta del genere ad una comunità fortemente contraria. Senza alcuna differenza, i governi italiani di centrodestra e centrosinistra hanno deciso di passare sopra le teste dei cittadini. Difesa dei beni comuni e del territorio, no alla guerra e nuove forme di democrazia e partecipazione ai processi decisionali, piena autonomia rispetto alla “politica”: questi sono stati, per noi del Presidio Permanente contro il Dal Molin, i punti cardinali per mantenere la rotta dentro questa vicenda. Insieme a molti altri uomini e donne di tutta Italia, abbiamo dato vita a manifestazioni imponenti, a cui hanno partecipato centinaia di migliaia di persone. Eravamo partiti dai nostri quartieri, nel silenzio, con poche forze, siamo riusciti a portare la contraddizione sul piano nazionale.
Abbiamo appena concluso un festival, a cui hanno partecipato almeno 30.000 persone, per rilanciare la nostra lotta contro questo progetto di guerra. Siamo convinti che si debba però andare oltre, che anche questi stretti confini vadano superati. Abbiamo conosciuto, in questo nostro percorso, realtà in tutta europa molto simili alla nostra. Abbiamo incrociato forme di resistenza e di difesa dei beni comuni, del territorio e delle risorse naturali, così come comitati, associazioni e movimenti che lottano come noi per impedire l’installazione di nuove strutture militari funzionali alla guerra permanente e contro un folle processo di riarmo, e con tutte queste esperienze abbiamo condiviso l’assoluta mancanza di democrazia nei processi decisionali. Come un copione unico, abbiamo sentito le storie di chi, da Venezia con il Mose alla Val di Susa con l'Alta Velocità, da Napoli con i rifiuti a Cameri con la costruzione degli F-35, dalla Repubblica Ceca alla Germania, dall'Olanda a Heathrow, da Varsavia a Londra, ha impattato con un potere che si allontana sempre più dai bisogni e dalle volontà dei cittadini, imponendo dall’alto scelte non condivise.
Ora vogliamo superare nuovi confini. Siamo convinti che oggi sia possibile costruire uno spazio comune dei movimenti che, nelle loro differenze e peculiarità, portano avanti istanze di democrazia reale. Non vogliamo proporre forme di sintesi o semplificazione, non vogliamo costruire un movimento europeo che annulli le specificità di ognuno. Al contrario, vogliamo ragionare sulla costruzione di una rete in grado di far risaltare la ricchezza di questi movimenti. Per quel che ci riguarda abbiamo sempre preferito lavorare per allargare la partecipazione, per costruire spazi d’inclusione.
Siamo convinti che oggi l’Europa possa essere, allo stesso tempo, uno spazio attraversabile da queste istanze e una dimensione praticabile dai movimenti, nella loro autonomia, per produrre risultati effettivi, per misurare nel concreto la forza delle lotte. Abbiamo indetto, come Presidio Permanente contro il Dal Molin, un’iniziativa europea nei giorni 14, 15 e 16 dicembre, a Vicenza, con una grande manifestazione dei cittadini europei sabato 15 dicembre contro il progetto Dal Molin. Vogliamo, in quei giorni, far convivere queste complessità, metterle in relazione, con momenti di discussione e iniziative sul terreno della pace e del no alla guerra, della difesa del territorio e dei beni comuni, per ripensare assieme alle forme di partecipazione di fronte alla crisi della democrazia rappresentativa, sempre più autoreferenziale e lontana dai bisogni e dalle istanze dei cittadini. La proposta che facciamo è quella di costruire assieme un primo momento di discussione europeo, da tenersi a fine ottobre, per preparare nel migliore dei modi la scadenza di dicembre.

Presidio Permanente, 20 settembre 2007

domenica 4 novembre 2007

Le paure e i nuovi razzismi

Ad ogni telegiornale si assiste ad una campagna mass-mediatica di caccia al rumeno attraverso espulsioni, raid razzisti, sgomberi e intimidazioni. Ha ragione Marco Revelli sul manifesto di oggi. “quanto avvenuto in Italia in questa maledetta settimana di Ognissanti non ha paragoni con nessun altro pese civile. Che un crimine, per quanto orrendo che sia – e l’assassinio di Giovanna Reggiani lo è – produca come reazione la ritorsione collettiva, in alto e in basso, nelle Istituzione e nella Società, contro un intero gruppo etnico e un’intera popolazione,è fuori da ogni criterio di civiltà, giuridica ed umana.”
Sono indignato e preoccupato per la progressione con cui in nome della “sicurezza” si sposano le tesi della destra mettendo in discussione diritti e principi giuridici, si da spazio a forme di razzismo organizzato, e si cerca di utilizzare la paura per accaparrarsi qualche voto alle prossime elezioni. Infatti, l’approvazione in via d'urgenza di alcune norme sul “decreto sicurezza” poco a che fare con il grave fatto di sangue di Roma e molto con un cedimento pericoloso alla cultura della destra in materia di sicurezza.
Non è un caso che fette della destra leggono questa decretazione di urgenza come autorizzazione alle ronde autorganizzante che sono vere e proprie operazioni di caccia al rom o la rumeno, mentre la destra “istituzionale” chiede che vengano espulsi anche i poveracci. Sembra che questo governo abbia dimenticato i delitti contro i più deboli (donne, anziani, bambini, ecc..) che negli ultimi tempi hanno visto per protagonisti autori risultati italianissimi, anche se l'istinto xenofobo aveva subito criminalizzato uno straniero cattivo come nel caso della strage di Erba. Per non parlare di Pavia dove un gruppo di rom è stato deportato sotto scorta perché a rischio linciaggio da parte di una mischia che gridava “camere a gas” ed è grave che su questa vicenda il governo non abbia proferito parola.
Oggi in Italia esiste una forte “percezione di insicurezza” che non è data dalla presenza dei lavavetri e dei parcheggiatori abusivi, ma trova la sua genesi nella paura di perdere il posto di lavoro, di non riuscire a pagare il mutuo e quindi perdere la casa, di non riuscire ad arrivare a fine mese a causa dell’aumento del costo della vita, paure che derivano da un sistema sociale che ha patto della precarietà il perno centrale di un “impossibile sviluppo”. Senza contare che anche la situazione degrado sociale è fonte di situazioni di violenza e di paura che non sono superabili con decreti espulsivi ma con precisi interventi sulle cause del deterioramento del tessuto urbano di interi quartieri delle grandi città.
Ci pensa di supplire alla passiva accettazione di una politica di decadimento sociale e supplire ai ritardi nell'azione di contrasto culturale alla «percezione» di insicurezza con la «faccia feroce» verso i romeni, si troverà con il solo risultato di abbassare ulteriormente il livello di intolleranza verso «gli altri» e quindi fomentare odio, razzismo e xenofobia facendo tornare alla mente anni terribili che vorrei non ritornassero più.
Per questo invito la sinistra a non farsi prendere dall’onda mediatica e chieda un reale cambio di marcia di questo Governo sul tema della sicurezza, del lavoro e dei diritti di cittadinanza oggi messi pericolosamente in gioco dalla legislazione di emergenza.
Ezio Casagranda - Filcams Cgil del Trentino
Trento, 4 novembre 2007