mercoledì 31 ottobre 2007

Millenium: centro di aggregazione ?

La stampa odierna riporta alcune questioni che interessano il settore del commercio e delle problematiche ad esso collegate.
Una prima considerazione concerne la spesa procapite della famiglie trentine. Sia il calo della percentuali di spesa alimentare che quella relativa alla casa sono segnali inequivocabili che la crisi della quarta settimana non è stata superata ma si è aggravata. Infatti questi dati di spesa avvengono rispetto ad un salario che è rimasto invariato nella sua dimensione monetaria ma ridotto, a causa del fiscal drag, nella sua capacità di acquisto.
Una crisi che abbiamo denunciato da tempo e che ora viene alla ribalta anche da parte del governatore della Banca d'Italia Draghi.
Preme rilevare che questa caduta dei salari si protrae da oltre 10 anni, mentre i profitti e le rendite sono cresciute e continuano a crescere a dismisura. Si è assistito ad una redistribuzione della ricchezza dai salari ai profitti. Nonostante questo il padronato non intende rinnovare i contratti nazionali sostenendo che le richieste economiche sono troppo elevate.
Una posizione inaccettabile e che costringere i lavoratori a scioperare per il rispetto degli accordi e per il diritto ad un salario dignitoso.
Quindi il settore del commercio soffre soprattutto di questo impoverimento della capacità di spendere dei lavoratori e delle famiglie. Di conseguenza non servono aperture domenicali incondizionate o il fregiarsi di città turistica per attrarre i visitatori o aumentare la capacità di spesa delle famiglie.
Forse sarebbe opportuno rinnovare i contratti nazionali e restituire ai lavoratori il drenaggio fiscale e quindi aumentare il reddito spendibile.
Una seconda considerazione è la situazione, a mio avviso paradossale, riguarda che il Millenium sia diventato, oltre che centro commerciale, anche polo di aggregazione. Questo significa che la città investe poco in strutture di aggregazione, che quello che manca sono i servizi, le iniziative culturale, un sistema di trasporto efficiente e funzionale, ecc. Serve cioè spostare l'attenzione dalle aperture domenicali alla tipologia dei servizi offerti alla popolazione senza escludere che la domenica diventi non un momento di esasperato consumismo ma una giornata di riposo, di svago e di socialità.
E' grave che questa socialità venga ridotta alla presenza dei parcheggi o di qualche bar aperto che oggi viene offerta dai centri commerciali.
Quindi rinnovare i contratti e ridurre la tassazione sulle retribuzioni sono le questioni vere da risolvere e quindi abbiamo una prima occasione con il contratto provinciale del commercio e del turismo.
Ezio Casagranda - Filcams Cgil del Trentino

Trento, 31 ottobre 2007

Whirlpool - Piano Industriale aleatorio

Nella giornata di lunedì la Whirlpool ha proposto ai sindacati una paginetta che avrebbe dovuto contenere le linee guida del nuovo piano industriale per il sito di Trento.
Dalla sua lettura emerge un sorta di strisciante disimpegno del gruppo, sullo stabilimento di Trento che va pari passo con il calare delle iniziative di lotta e dell’attenzione da parte della pubblica opinione. Sembra strano ma in tutti gli incontri ,alle domande incalzanti dei sindacati, il gruppo dirigente aziendale ha sempre risposto rinviando il tutto ai successivi incontri o trincerandosi dietro il segreto industriale. Esagerazioni non credo, visto che come lavoratori abbiamo appreso dalla stampa sia la vendita dello stabilimento, del suo acquisto da parte della PAT e per ultimo che una parte di terreno è comunque rimasta al signor Pisetta, come risarcimento.
Ma lascia molte riserve anche quanto esposto negli incontri sia per quanto riguarda il merito, sia per quanto concerne le quantità degli investimenti proposto all’interno del paino industriale. Abbiamo gridato durante le manifestazioni che i soldi dello stabilimento dovevano essere reinvestiti a Trento e che, il piano, doveva indicare chiaramente su quali piattaforme produttive il gruppo Whirlpool intendeva rilanciare la produzione di Trento.
Tutto sembra limitarsi a circa 10 milioni di investimenti nei prossimi due anni (qualche milione in più di quanto inserito nell’accordo di gruppo della scorsa primavera) e quindi ben lontano dal un piano industriale che assomigli …… ad un piano industriale, e da una scelta politica di reinvestimento di quanto totalizzato dalla vendita dello stabile. Inoltre nessun impegno viene preso sul versante delle garanzie occupazionali e questo, è causa di forte apprensione fra i lavoratori e il sindacato non lo può ignorare.
Quello che preoccupa maggiormente è però l’assenza di un piano produttivo che indichi su quali piattaforme produttive Trento, dovrebbe puntare e diventare centro di eccellenza di prodotti innovativi e capaci di aggredire la concorrenza sul versante della tecnologia e dell’alta gamma.
Ho sempre ritenuto che la Whirlpool resterà in Trentino, non tanto se proprietaria dei muri, ma solo se Trento sarà in grado lavorare prodotti ad alto valore aggiunto e con nuova tecnologia incorporata nel prodotto. Stando a quanto scritto nella “paginetta” consegnata al sindacato non c’è traccia di queste questioni e il tutto viene scaricato sulla lean manufacturing, sull’aumento di produttività, della qualità e sulla riduzione dell’assenteismo.
Quindi non siamo davanti ad un piano industriale credibile e all’altezza della sfida, ma alla lista di impegni che ancora una volta,fa perno sull’olio di gomito e sull’intensificazione della prestazione lavorativa. Vedo sono solo impegni sempre più generici ed aleatori che, nel silenzio di molti, rischiano di condannare la Whirlpool di Trento ad una lenta, ma inesorabile agonia. Una scelta che non ci può sicuramente soddisfare e che richiede l’apertura di una vertenzialità capace di costringere la Whirlpool ad una scelta di investimenti innovativi nel sito di Trento.
Dopo la fase dell’acquisto ci aspetta la fase del rilancio dello stabilimento che deve essere obiettivo di tutti e non solo di quanti in Whirlpool vi lavorano e quindi il confronto con la Direzione del gruppo va rilanciato su basi diverse e più incisive.

Monica Postal

Trento, 31 ottobre ’07

LIDL,libro nero e precarietà

Nei giorni scorsi è uscito nelle edicole il «Libro nero della Lidl», sulle condizioni dei dipendenti del colosso internazionale della distribuzione: Tanto lavoro e salari da fame è il riassunto di questo libro. Il libro racconta il viaggio attraverso 20 paesi dove la LIdl ha allungato i suoi tentacoli. Carichi di lavoro abnormi, straordinari non retribuiti, intimidazioni e controlli serrati, accompagnati da una pesante attività anti-sindacale sono i criteri di gestione del colosso tedesco. Per questa multinazionale la «competitività» si gioca sul versante della riduzione dei diritti.
Il tasso di sindacalizzazione è molto basso, anche in Germania (5%), mentre in paesi come la Francia ci sono state importanti esperienze di sciopero, sostenute dalla clientela, che hanno portato miglioramenti concreti. E in Italia? Sono sindacalizzati il 20% dei punti vendita, ma la Lidl è più dura che mai.
Ma nella grande distribuzione i diritti dei lavoratori sembra sia il nuovo filo conduttore delle politiche delle multinazionali di cui la Lidl è solo la parte più negativa.
Orari impossibili, flessibilità unilaterale, bassi salari e precarietà diffusa sono i mostri moderni che i lavoratori del commercio si trovano giornalmente ad affrontare sul posto di lavoro. E questo mentre i salari italiani sono fra i più bassi d’Europa, mentre i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri, la Confcomercio ha interrotto le trattative per il rinnovo del contratto nazionale scaduto il 31 dicembre 2006.
Il padronato ha motivato questa assurda scelta con i costi troppo alti delle richieste sindacali (78 euro in 2 anni. Sic!) e con la richiesta di orari sempre più flessibili e frantumati nella giornata. Questo mentre si sprecano le affermazioni di illustri economisti, ma anche del governatore Draghi, nel sostenere che l’aumento del salario è possibile solo se i lavoratori e le lavoratrici rinunciano ad una parte dei diritti ed accettano bassi salari e contratti di lavoro a precarietà generalizzata.
Ma i lavoratori e le lavoratrici del settore del commercio si trovano a combattere una certa ottusità degli enti locali sulle deroghe per il lavoro domenicale e festivo. Ma per quale ragione si dovrebbe trasformare la domenica in un girono lavorativo?
La ragione e solo ideologica, come dice Confindustria, secondo la quale le regole le fa solo il mercato. Così come ritengo atteggiamento ideologico questa idea della spesa fatta alle nove di sera, di sabato, nell’orario continuato e ora anche la domenica. Il giorno in cui ognuno dovrebbe dedicare a se stesso, ai suoi affetti e un paese civile fermarsi.

Ezio Casagranda – Filcams Cgil del Trentino

Trento, 31 ottobre 2007

martedì 30 ottobre 2007

Pericolosi tamburi di guerra

E’ dell’altro giorno la notizia che Bush ha dichiara imminente la terza guerra mondiale il quale non contento di aver scatenato una guerra in Iraq con false motivazioni, che è costata la vita a 600 mila iracheni e a quasi 4 mila soldati americani pensa di aprire un fronte di guerra con l’Iran. Putin di rincalzo rilancia la corsa agli armamenti nucleari con un programma che dovrebbe concludersi entro il 2015 .
Il prezzo del petrolio sia avvicina ai 90 dollari al barile per le ragioni sopra citate, nel frattempo continuiamo sostenere l’indebitamento americano, che ci è già costato oltre 120 miliardi di dollari (prelevati dalle nostre tasche), per coprire i buchi delle speculazioni immobiliari americane e per quelli dei fondi d'investimento europei che hanno investito in quelle speculazioni truffaldine.
Mentre a Genova vengono chieste gravi condanne ai manifestanti dell’anti-G8 viene archiviato il processo per l’uccisore di Calipari e Lozano viene intervistato dal TG1 come una star e senza contradditorio e csì può insultare Calipari e la Sgrena.
E mentre circa 6 milioni di lavoratori stanno aspettando il rinnovo del contratto nazionale (quello delle sanificazione scaduto da oltre 29 mesi) Draghi si accorge che in Italia i salari sono troppo bassi e propone maggiore flessibilità e aumento dell’età pensionabile come rimedio, la Fiat, seguita da altre aziende, anticipa trenta euro sul contratto come soluzione del contratto, o forse è solo un incentivo al crumiraggio?
Ma cosa c'entra tutto questo con il rullare, sempre più assordante, dei tamburi di guerra?
C'entra. Perché gli Stati Uniti hanno un mezzo molto semplice e sbrigativo per impedirci di fare i conti nelle loro tasche: fare la guerra e rimescolare tutte le carte. La prima mossa si chiama scudo stellare che Bush ha deciso di installare in Europa (senza nemmeno consultare gli europei e perfino la Nato), mettendosi d'accordo direttamente con Varsavia e Praga. Ufficialmente per difendere l'America e l'Europa dai missili inesistenti di Teheran. In sostanza per aprire un fronte nuovo di tensione e per mettere ancor più l'Europa alle dipendenze delle scelte economiche americane.
Ezio Casagranda
Trento, 30 ottobre 2007

Bush, la fame e la morte

Per la prima volta, e prima dell’annuale discussione all’ONU del progetto di risoluzione cubano di condanna del blocco, il Presidente degli Stati Uniti annuncia che adotterà nuove misure per accelerare il “periodo di transizione” nel nostro paese, che equivale alla riconquista di Cuba con la forza.
D’altra parte, il pericolo di fame su scala mondiale s’aggrava con la recente iniziativa del signor Bush di trasformare i prodotti per l’alimentazione in combustibili mentre, invocando principi strategici di sicurezza, minaccia l’umanità con una Terza Guerra Mondiale che questa volta sarebbe con armi atomiche.
Questi sono gli argomenti di vitale importanza che interessano i rappresentanti dei paesi che si riuniranno martedì 30 ottobre per discutere il progetto cubano di condanna del blocco.
In elezioni dove l’esercizio del voto non è obbligatorio, il nostro popolo ha appena pronunciato il suo responso mediante la partecipazione di oltre il 95 per cento dei votanti nelle 37.749 sezioni elettorali, con le urne sorvegliate da scolari. Questo è l’esempio che offre Cuba.

Associazione Italia-Cuba

lunedì 29 ottobre 2007

"Centomila" euro per Genova

Centomila euro a testa: questa è la richiesta fatta da Ernesto De Napoli, avvocato dello Stato, al processo contro 25 persone accusate di devastazione e saccheggio per aver danneggiato l’immagine di Genova con gli atti “violenti” durante la manifestazione del luglio 2001 contro il G8.
Siamo al paradosso ai dei giovani che hanno manifestato contro la protervia dei potenti del mondo e contro l’arroganza di quanti hanno interdetto, con la “zona rossa” la possibilità a centinaia di migliaia di cittadini di esprimere il loro dissenso su quanto questo vertice andava decidendo vengono chiesti i "danni di immagine".
“Voi 8 e noi 6,000.000.000” era lo slogan della grande manifestazione che ha portato a Genova oltre 300.000 persone.
Ora che lo Stato chieda i danni di immagine è ridicolo e grottesco in quanto il vero danno di immagine è stato fatto da quanti (Polizia) hanno trasformato un dormitorio in una “macelleria”; da quanti hanno deliberatamente attaccato un corteo pacifico e autorizzato inseguendo e pestatando centinaia di manifestanti per non parlare dei ruolo dei “Black bloc” venuti dall’estero, “tollerati dalle forse di polizia”, per compiere azioni di vandalismo; da quanti hanno maltrattato persone fermate e detenute in una caserma e che hanno ucciso un ragazzo “armato” di un estintore a quattro metri di distanza da una camionetta.
Per questo concordo con quanti sostengono che i fatti di Genova vanno giudicati per quello che sono, con tutti i distinguo del caso, perché un conto è reagire a una carica ingiusta e ingiustificata, lanciando qualche sasso, un conto è organizzarsi, come ha fatto il 'blocco nero', per distruggere bancomat, vetrine e incendiare automobili. Per gli uni e per gli altri, c'è un giudizio da articolare e un codice penale da applicare, senza mai dimenticare il contesto. Ma non si possono 'giustificare' le violenze e gli abusi degli agenti come risposta a questi episodi. Gli agenti non devono rispondere a niente e nessuno, se non alla legge e alla Costituzione. Se salta questo principio, saltano le garanzie democratiche.”

Per sostenere il diritto a manifestare, per contrastare questa deriva pericolosa noi saremo il 17 novembre a manifestare a Genova per dire NO a quanti con questo processo stanno creando dei capri espiatori nel tentativo di coprire la cruda realtà dei fatti.

Ezio Casagranda

Trento, 29 ottobre 2007

domenica 28 ottobre 2007

I “Draghi” dei bassi salari.

Nei giorni scorsi il governatore Draghi, dopo Montezemolo, scopre che i lavoratori italiani hanno i salari fra i più bassi d’Europa che, sempre secondo Draghi, sono una delle cause della riduzione dei consumi.
Draghi ha scoperto l’acqua calda e quindi propone le sue ricette, monetarie, per superare questo problema. Aumento della produttività e delle pensioni, maggiore flessibilità nel mercato del lavoro accompagnata da qualche armonizzatore sociale.
Draghi denuncia un problema reale e nello stesso tempo propone di superarlo indicando strumenti che sono stati la causa dei bassi salari. Dalla precarietà, alla riduzione dello stato sociale, le privatizzazioni e la perdita di potere contrattuale dei lavoratori e quindi anche del sindacato.
Non è un caso se dalla sua analisi non si trova traccia dei mancati rinnovi dei Contratti nazionali (sono oltre 6 milioni i lavoratori che attendono il rinnovo dei contratti.: 1,7 milioni del terziario, 2 milioni di metalmeccanici, ecc) e del fatto che il tasso di investimento delle imprese italiana è il più basso d’Europa.
Inoltre Draghi tralascia di dire che alla base dei bassi salari italiani c’è l’accordo sui modelli contrattuali del 1993, la cancellazione della scala mobile e le scelte delle imprese e del Governo che hanno scelto un modello industriale fondato sulla compressione del costo del lavoro anziché sulla ricerca e sull’innovazione.
Infatti, mi chiedo, cosa significa, aumentare la produttività, senza una forte spesa in termini di investimenti sui prodotti e sui processi significa aumentare l’orario e l’intensificazione della prestazione lavorative. Cioè in linea con le pretese di FEDERMECCANICA al tavolo dei meccanici, mettere in discussione le pause e la gestione dell’orario di lavoro. In sostanza Draghi propone uno scambio fra qualche euro in busta paga con l’aumento dello sfruttamento individuale sancito da un modello contrattuale senza il Contratto nazionale che faccia da barriera sui trattamenti salariali minimi e su alcuni diritti fondamentali, come le pause, i tempi di riposo e/o la mezzora di mensa.
Una ricetta che si fonda su due pilastri: il primo la cosiddetta flexisecuity cioè un salario minimo (la disoccupazione) da valere per tutti (salvo deroghe peggiorative individuale) in sostituzione dei minimi economici e normativi dei CCNL, compreso il loro valore “erga Omnes”. La seconda è insita nell’accordo sul welfare nel capitolo relativo alla contrattazione di secondo livello che sarebbe, a differenza di quella del CCNL, detassata e de contribuita e quindi si pongono le basi materiali perché la contrattazione aziendale sostituisca quella nazionale. Due piccioni con una fava: Cancellazione del CCNL ed un UNICO livello di contrattazione.
In conclusione mi sembra che la discussione sulle problematiche della riforma del sistema contrattuale avvenga, come nel caso del protocollo sul welfare, non con i lavoratori ed ai vari livelli della rappresentanza sindacale, ma sui giornali con la regia delle nostre controparti.
Mi sembra, ma vorrei sbagliare, che la Cgil abbia nei fatti già accettato – modificando i deliberati congressuali – la riforma della contrattazione tanto cara a Cisl e Confindustria.
Come sempre questa schematica analisi attende smentite, che saranno regolarmente pubblicate, sul Blog della Filcams Cgil del Trentino.
Ezio Casagranda Filcams Cgil del Trentino
Trento, 28 ottobre 2007

venerdì 26 ottobre 2007

Storia di ordinaria Precarietà

Nei giorni scorsi una lavoratrice si è rivolta ai nostri uffici per raccontarci quanto successo al suo colloquio per un’assunzione in un azienda del luogo. Il responsabile della società addetta alla selezione dopo aver preso atto del suo curriculum professionale ha chiesto: Ma Lei quanto sarebbe disposto a rinunciare della paga prevista dai contratti per poter lavorare ?
Prima che risponda Le voglio ricordare che quella che l’ha preceduta è disposta a rinunciare al 50% della paga.
Ogni considerazione è superflua ma ci richiama con forza alla cruda realtà di quale metastasi sociale è diventata l’attuale situazione del mercato del lavoro che l’accordo sul welfare ha consolidato nelle sue espressioni più deleterie.
Viene dato per scontato che la precarietà investa l'intera nostra esistenza (dai servizi sociali, l’istruzione pubblica, alle pensioni, ai bilanci degli enti locali, al trasporto pubblico ecc.) con pesanti conseguenze sulle persone e sulla loro stato di salute.
Oggi in Italia sono oltre quattro milioni e mezzo di uomini e donne, giovani e anziani, senza diritti e senza tutele, perennemente ricattati da una condizione di precarietà che nega loro ogni futuro. Ancora troppi sono i contratti atipici, troppi sono i contratti a termine che non permettono di pianificare il futuro, troppi sono i falsi associati in partecipazione o con Partita IVA che non rendono “dignitoso” vivere, ma che consentono al massimo di sopravvivere.
Infatti, il lavoro precario non è solo lavoro temporaneo è qualcosa di molto peggiore che genera nelle persone una situazione di pericolo e di paura. Ed oggi, proprio la paura rappresenta un mercato estremamente redditizio (dalla paura delle malattie a quella del terrorismo, dalla paura del licenziamento a quella del fallimento personale, tutto fa salite le vendite: di porte blindate, di pensioni integrative, di ansiolitici, di esami medici, ecc.). Siamo di fronte ad una precarietà che investe qualsiasi zona dell’esistenza e della vita sociale di ciascuno di noi.
Una lotta generale – direi globale - che partendo dalla valorizzazione del lavoro, dalla lotta a tutte le forme, vecchie e nuove, di precarietà e di povertà.
No alla precarietà, lotta per i diritti civili e sociali, lotta per la difesa dei beni comuni (acqua, casa,ambiente,ecc) e per un salario dignitoso, sono stati i messaggi forti che sono usciti dalla manifestazione del 20 ottobre scorso e quindi sarebbe opportuno che il sindacato e la sinistra abbandonino la strada della caccia alle streghe e diano ascolto al milione di voci che sabato scorso si sono levate dal corteo.
Ezio Casagranda - Filcams Cgil del Trentino
Trento, 26 ottobre ’07

Importanti inziative di lotta


La lotta delle donne.
Il 2007 è l’anno europeo dedicato alle pari opportunità e, affinché non si trasformi solo in un anno celebrativo, le donne delle organizzazioni sindacali italiane che fanno parte di UNI Europa, condividendo l’iniziativa promossa in occasione del II Congresso Regionale di UNI- Europa, hanno deciso di estendere a livello nazionale la campagna di raccolta firme contro le discriminazioni della donne.
Anche la Filcams Cgil del Trentino è impegnata nella raccolta firme ritenendo questa iniziativa una importante campagna di sensibilizzazione su questo problema della condizione femminile. Come Filcams riteniamo però che questa iniziativa debba essere accompagnata da una forte iniziativa nei luoghi di lavoro per combattere le discriminazioni contro le donne a partire dai posti di lavoro a partire dalla lotta alla precarietà, che colpisce in maggioranza le donne, contro la privatizzazione di pezzi importanti dello welfare a partire dagli asili nido.
Oggi la sòcietà chiede alle donne di sopperire alle sue carenze, ma è difficile conciliare le esigenze sociali con quelle delle imprese. Non basta ricorrere al part-time quando l'azienda ti cambia gli orari tutte le settimane, ti ricatta se non puoi lavorare qualche ora in più o chiedi il rispetto dei tuoi diritti.
Pensare e lottare per un futuro migliore, è questo l'obiettivo che la FILCAMS-CGIL pone al centor della propria attività politica per migliorare i servizi sociali (casa, asili, strutture, ecc.) per fare in modo che la dignità delle donne cile lavorano sia rispettata. E lottiamo anche per leggi che ci tuteli le donne a fronte di molestie, violenza sessuale e mobbing, perchè cambi la cultura prevalente e l'Italia si possa definire davvero un paese civile. Ci vorrà del tempo, ma noi siamo tenaci.
La Filcams Cgil del Trentino


Sciopero per il CCNL Nazionale
Venerdì 16 novembre sciopero generale per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro per dare una risposta adeguata ad un atteggiamento padronale lesivo della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori del Terziario, della Distribuzione e dei Servizi e per ottenere un rinnovo contrattuale che recuperi il potere d’acquisto delle retribuzioni, che crei le condizioni per un futuro meno incerto per le giovani generazioni, per le donne e per gli uomini del nostro Paese.
Filcams Fisascat e Uiltucs provinciali hanno indetto in occasione dello sciopero una giornata di mobilitazione con presidio davanti alla sede dell’Unione Commercio di Trento per il contratto Nazionale ma anche per sollecitare la firma del contratto provinciale del settore commercio fermo da oltre 10 anni.

La Filcams Cgil del Trentino
Trento, 26 ottobre 2007

giovedì 25 ottobre 2007

Il dissenso va garantito, non "processato"


Penso che le conclusioni del Direttivo nazionale della Cgil rappresentino una grave ferita alla democrazia sindacale, alla dialettica politica e alla libertà di espressione garantita dallo Statuto della Cgil e dalla Costituzione.
Le affermazioni del segretario Epifani contenute nella sua relazioni lacerano profondamente la sensibilità e frustano pesantemente la volontà di quanti pensano, lottano e si battono per una Cgil autonoma dal Governo e da Confindustria. Affermazioni come “garantire la stabilità dei governi” e che quel (pessimo) “accordo non deve essere migliorato” rappresentano una preoccupante caduta di autonomia e un assurdo attacco al Parlamento. Inaccettabile è l’attacco portato alla Fiom ed ai compagni che si sono battuti per il NO al protocollo perché è un attacco privo di motivazioni e di contenuti, ma ricco di una pericolosa miscela ideologica fatta di centralismo anni cinquanta e forme di democrazia autoritaria.
La Fiom ha sempre rappresentato, per milioni di lavoratori italiani, un punto di riferimento importante in questi anni segnati da un duro attacco contro i salari, i diritti dei lavoratori, lo stato sociale, la previdenza. La Fiom è stata una solida speranza ed un punto fermo per la lotta del vasto mondo della precarizzazione. Ricordo le scelte della Fiom contro tutte le guerre, senza se e senza ma, compresa quella della ex Jugoslavia definita “contingente necessità”, le lotte sul versante sociale che hanno contribuito in maniera rilevante a creare un argine all'attacco neoliberista.
Oggi, di fronte al NO sul protocollo il direttivo della Cgil riapre un'ingiusta e pericolosa accusa di “lesa confederalità” senza porsi minimamente l’interrogativo che la Fiom si è assunta pienamente il compito della difficile rappresentanza di categoria (i NO sono stati il 54%). Una rappresentanza vera che spesso molti sindacalisti preferiscono delegare ad altri per comodità o per tornaconto.
La democrazia, come la dialettica interna all’organizzazione non possono essere merce di scambio dei gruppi dirigenti ma diritti esigibili dei lavoratori, dalle categorie e dai singoli funzionari.
Per questo ritengo, nell’attuale contesto, necessario esprimere pubblicamente la massima solidarietà alla Fiom, ai suoi dirigenti e ai metalmeccanici tutti.
Ezio Casagranda – Filcams Cgil del Trentino
Trento, 25 ottobre 2007

mercoledì 24 ottobre 2007

Licenziato: diritti negati

Non si sa quando una simile decisione è stata assunta, ma nei giorni scorsi si è appreso che l’Agenzia del lavoro della provincia di Trento ha deliberato che, se un lavoratore, di un azienda con meno di 15 dipendenti, impugna il licenziamento per riduzione di personale viene sospeso dalla lista di mobilità e dalla relativa indennità. Secondo voci provenienti dai ben informati la motivazione, che va per la maggiore, per cui è stata adottata una simile delibera è quella che un simile provvedimento spinge il lavoratore licenziato alla conciliazione.
Una situazione assurda, pericolosa e paradossale (ma non tanto visti i tempi) in quanto sancisce che un lavoratore che esercita un suo diritto contrattuale e Costituzionale (Impugnazione del licenziamento, diritto al lavoro) venga penalizzato dall’Ente Pubblico con la perdita del sostegno al reddito (mobilità regionale) e rendendo difficoltoso il suo reinserimento lavorativo perché l’azienda che intende assumerlo perde l’incentivo economico legato allo stato di mobilità del lavoratore o della lavoratrice.
Di conseguenza il lavoratore si trova penalizzato tre volte. Dalla sua Azienda al momento del licenziamento in quanto perde il posto di lavoro. Dall’Agenzia del lavoro se esercita un suo diritto di verificare la legittimità di tale licenziamento. Una terza volta dalle regole del mercato in quanto perde la cossi detta “dote” per l’azienda che lo riassume.
Non mi sembra una grande scelta di politica del lavoro e di agevolazione al reinserimento nel mondo produttivo di quanti perdono il lavoro.
I più maligno sostengono che queste norme sono state concordate in commissione con l’avvallo delle Organizzazioni Sindacali ? se vero sarebbe un atto gravissimo dal punto di vista del diritto e della tutele dei più deboli. I disoccupati.
Credo sia necessario le al Cgil chiarisca al più presto questa situazione onde evitare difficili situazioni con i lavoratori coinvolti da questa circolare. Attendo fiducioso.

Ezio Casagranda – Filcams Cgil del Trentino

Trento. 24 ottobre 2007

martedì 23 ottobre 2007

Lettera a Padoa Schioppa

Gentile Ministro Padoa Schioppa,
Sono un ragazzo di 30 anni, lavoro come operaio, vivo in periferia di una grande città e, ahimè, vivo ancora a casa dei miei. L'altro giorno ho sentito le sue parole in tv, e mi sono immediatamente identificato in coloro che lei definisce dei bamboccioni, quei trentenni che lei vorrebbe mandar fuori da casa. Mi sono detto: Grande Ministro, Lei ha ragione. Mi sono così rivolto alla mia Banca per ottenere un mutuo. Grande Ministro, avrò finalmente una casa tutta mia, ho pensato! Guadagno 1.000 Euro al mese + 13esima e 14esima, le quali spalmate in 12 mesi mi garantiscono un reddito mensile di 1.166 Euro. Visto che la rata mutuo non può superare 1/3 dello stipendio, mi posso permettere una rata di 388 Euro al mese. Con questa rata mi viene concesso un mutuo di 65.770 Euro in 30 anni (se aspettavo un altro po', vista l'età , non me lo concedevano un mutuo trentennale!Grande Ministro, grazie per avermi fatto fretta!).
Con il mio bel preventivo in tasca, ho deciso di rivolgermi immediatamente ad uno studio notarile, per farmi preventivare le spese che dovrò sostenere per acquistare una casa. Dai 65.000erotti Euro, dovrò infatti togliere:
- Euro 3.000 circa di Tasse in fase d'acquisto (solo 3.000 euro visto che è la mia prima Casa! Grande Ministro, grazie);
- Euro 2.500 circa di Notaio per l'acquisto
- Euro 2.000 circa di Notaio per il mutuo
- Euro 2.500 circa di allacciamenti alle utenze acqua, gas, enel.
Per un totale di Euro 10.000 circa.
Beh ho ancora a disposizione ben 55.770 Euro per la mia casetta! La dovrò arredare, ovvio, mica posso dormire per terra¦ Mi sono rivolto così ad un mobilificio, per ora posso accontentarmi di una cucina, un tavolo con 2 sedie, un divano a due posti , un mobile tv, un letto matrimoniale, un armadio e due comodini: il minimo, ma mi conosco, mi saprò adattare. Euro 7.000 circa, se i mobili me li monto io! Beh, pensavo peggio!
Ho ancora a disposizione ben 48.770 Euro per la mia casettina, sono sempre 90erottimilioni di una volta! Grande Ministro, grazie! Entro gasatissimo in un'agenzia immobiliare, è arrivato il momento. Con 48.770 euro mi dicono che posso acquistare: un garage di 38 mq. al livello, 2 di un condominio di 16 piani; due cantine (non comunicanti tra loro) di mq. 18 ciascuna nel condominio adiacente. Per l'abitazione più piccola ed economica - un bilocale trentennale di 45 mq. al piano seminterrato di uno stabile a 20 km dalla città dovrei spendere 121.000 Euro!
Me ne torno a casa Ministro, a casa dei miei, ovviamente!
Ho fatto quattro conti: per potermi permettere quel bilocale, dovrei: o indebitarmi per altri 63 anni, quindi l'ultima rata la verserò finalmente a 93 anni!, oppure dovrei guadagnare 3.000 euro al mese!
Grande Ministro, grazie! E grazie a chi non ha fatto niente quando con l'avvento dell'Euro i prezzi sono raddoppiati

Lettera inviataci da un anonimo lettore del Blog della Filcams Cgil del Trentino

Trento, 23 ottobre 2007

lunedì 22 ottobre 2007

Da lavoce.info di Tito Boeri

Testi tratti dal sito lavoce.info curata da Tito Boeri
I corsivi sono miei

L’accordo su welfare e previdenza fa promesse da marinaio ai giovani. Per garantire una pensione pari al 60% dell’ultimo salario bisognerebbe che i lavoratori pagassero contributi superiori al 50 per cento delle loro retribuzioni.
Una dichiarazione che deve preoccupare i giovani, ma anche Governo e poarti sociali. Questa dichiarazione non si può eludere dicendo che viene dalla "sinistra radicale". Si attendono chiarimenti dai sottoscrittori del protocollo.

Gli enti locali non sono solo esposti ai rischi dei contratti derivati, ampiamente utilizzati, ma anche a rilevanti rischi di credito nella gestione dei fondi di ammortamento delle loro emissioni obbligazionarie.
Niente preoccupazioni la cosa sarà risolta inventando qualche altra “gabola” da far pagare ai lavoratori e ai cittadini. (lo chiameremo federealismo fiscale)

Il Nobel per la pace premia non solo Al Gore, ma anche e l’ Intergovernmental Panel on Climate Change e i suoi ricercatori, anche italiani. Un riconoscimento che sottolinea il problema cruciale dell’ambiente, un bene pubblico globale.
Se l'ambiente è un bene pubblico si dovrebbe riflettere con maggiore attenzione sulle conseguenza della TAV , delle grandi opere e dei limiti dello sviluppo. Abbiamo il coraggio e la coerenza di affrontare il tema del futuro: la decrescita?? Ho forti dubbi in proposito e quindi il mondo sarà sempre a richio.

Ezio Casagranda - Filcams Cgil Trento

Trento, 22 ottobre ’07

Marcegaglia: NO TAV, solo insulti

Quando mancano argomenti si passa alla denigrazione.Leggendo sul vostro giornale le dichiarazioni fatte dalla signora Marcegaglia al meeting degli industriali Trentini di venerdì scorso si rileva come ancora una volta i sostenitori delle grandi opere, in assenza di argomenti validi, si permettono affermazioni offensive.
Come interpretare altrimenti la frase “quelli che si oppongono al tunnel del Brennero sono poco informati e sono pagati per farlo” ?
Affermazione grave che dimostra non solo l’incapacità di confronto ma anche il tentativo di considerare chiusa la discussione sui progetti TAV; e chi protesta, chiede spiegazioni, vuole essere informato viene tacciato da mercenario.
Non varrebbe la pena rispondere se non fosse per sottolineare quanto sia invece pericolosa l'eventualità di una nuova linea TAV nel corridoio Verona-Brennero e in particolare nella Provincia di Trento.
Da tempo si sta denunciando il black out dell’informazione da parte delle istituzioni e delle società interessate alla costruzione: la PAT ha dato il via libera politico al TAV e spinge prima di tutto per la progettazione preliminare della circonvallazione di Trento senza il minimo coinvolgimento della popolazione trentina. Sarà forse per questo che felicitandosi sui contenuti del dodecalogo che ha rilanciato il Governo nel febbraio 2007 Dellai ha detto testualmente “Il presidente del Consiglio Prodi ha inserito nei suoi dodici punti programmatici la rapida attuazione del piano infrastrutturale e in particolare dei corridoi europei, fra cui il Brennero. Mi auguro che questo diventi un diktat (L'Adige, 27.2.2007). Alla faccia della democrazia.
Molti economisti ed esperti di trasporti italiani e stranieri argomentano in modo approfondito che opere e progetti TAV in Italia sono inadatti al nostro territorio, inutili, enormemente costosi e devastanti per le aree che attraversano. Noi pensiamo lo stesso per il progetto TAV che interesserebbe le Provincie di Verona e di Trento e sta già producendo i primi guasti in Alto Adige.
Quanto alle eventuali sezioni in Trentino, noi saremmo contenti di informare dettagliatamente la signora Marcegaglia, e anche Dellai, sui gravi impatti ambientali che gli stessi studi della PAT annunciano (falde acquifere interferite, cantieri diffusi su tutta la Valle dell'Adige per almeno 30 anni, quasi 1 milione di metri cubi di smarino a discarica per la sola circonvallazione di Trento, inquinamenti, ecc.). Ma lo spazio è tiranno e ci costringe a fermarci sulla questione principale. La galleria di base del Brennero e il quadruplicamento TAV delle tratte di accesso Sud non risponderebbero alle promesse: non allontanerebbero il soffocante traffico merci dalla A22, perché questo è sostenuto dalla totale assenza di una politica dei trasporti che corrisponda ai bisogni di salute e di qualità della vita delle popolazioni. Perché un TIR di 40 T sulla A22 in Italia paga 13,5 ct/km e in Austria o Svizzera ne paga 65/66? Perché in Italia non c'è il divieto di traffico notturno dei TIR sull'autostrada? Perché in Italia non c'è vigilanza sugli obblighi dell'autotrasporto (velocità, ore di guida, tipologie di merci, ecc.)? Di fronte a questa situazione catastrofica ci raccontano che bisogna predisporre una nuova linea ferroviaria veloce per salvarci dal traffico merci? A costi che solo per le parti italiane (compresa la galleria di base del Brennero) stime indipendenti (non quelle addomesticate dei promotori) prevedono in circa 22 miliardi di €? Sempre che anche i lavori qui da noi (ammesso che mai si facciano) non dovessero conoscere le % di incremento di circa il 600% che i preventivi TAV hanno subito mediamente nel resto del paese.
Il presidente Dellai è invitato a convocare immediatamente una serie di discussioni pubbliche almeno sulla parte del progetto TAV Verona-Brennero che interesserebbe la Provincia di Trento. Assicuriamo che in quelle sedi le informazioni raccolte da chi si oppone sarebbero tutte disponibili. Anche per la signora Marcegaglia.

Ezio Casagranda – Gianfranco Poliandri

Trento, 22 ottobre 2007

domenica 21 ottobre 2007

Un MILIONE a Roma

La grande manifestazione di ieri a Roma contro ogni forma di precarietà dove, oltre un Milione di persone, lavoratori, donne, giovani e precari, hanno gridato forte e chiaro che la precarietà non può essere l’unico orizzonte di vita e l’unica condizione per accedere al mondo del lavoro.
Un corteo che non si vedeva da tempo al quale la sinistra ha il dovere di farsene carico e quindi dare continuità alla richiesta di cambiamento che stenta a trasformarsi in iniziativa politica dando piena e coerente applicazione al programma di governo con il quale il Governo ha chiesto il voto nell’aprile scorso.
Sarebbe un grave errore se questo protagonismo, questa domanda di partecipazione e di mobilitazione che viene da un popolo di a sinistra che non vuole mollare, che chiede coerenza, democrazia partecipata, che vuole discutere, approfondire, manifestare e non essere solo un passivo "televotante", non trovasse le adeguate risposte a livello politico ed istituzionale.
Cittadini contrari alle grandi opere (TAV, Mose, ecc) chiedevano di essere ascoltati, coinvolti in quanto ritengono tali opere devastanti per il loro territorio, inutili dal punto di vista produttivo, costose oltre che dannose per il sistema sociale.
Cittadini di Vicenza, ma non solo, rivendicavano il loro diritto a dire NO alla nuova base militare americana, di poter decidere sul futuro del loro territorio e del loro (nostro) futuro per evitare che l’Italia diventi una nuova base logistica per la guerra permanente.
Cittadini lavoratori che rivendicavano maggiore solidarietà, maggiori diritti sociali (casa, scuola, sanità, ambiente, natura) e nel lavoro e sul lavoro per potersi costruire un futuro dignitoso anche dal punto di vista previdenziali. Chiedevano cambiamenti profondi al protocollo su pensioni e stato sociale, maggiore equità sociale, risposte all’emergenza salariale (che sembra passata nel dimenticatoio) il rinnovo dei contratti e quindi una nuova politica del lavoro.
Tutte queste richieste, molto articolate sono l’espressione di diversi movimenti presenti sul territorio che chiedono al Governo di dare applicazione al programma stracciando il dodecalogo della scorsa primavera perché in contrasto con gli impegni assunti con gli elettori.
Una manifestazione che ha spiazzato molti, compresi gli organizzatori, per la sua straordinaria partecipazione popolare, con parole d’ordine che rispecchiavano le mille realtà di un mondo sempre più incerto e precario, anche dal punto di vista ambientale.
Vorrei riflettere sul fatto che la manifestazione del 20 ottobre 07 ha fatto emergere la presenza di uno spezzone di società, di tipo carsico, forte e convinto e che non vuole arrendersi, che ne la sinistra, ne il sindacato, ne i cosiddetti movimenti hanno saputo individuare. Un movimento che chiede non solo una risposta politico istituzionale ma anche di essere ascoltato dalla sinistra, dal sindacato e dai vari movimenti.


Ezio Casagranda – Filcams Cgil del Trentino
Trento, 21 ottobre 2007

sabato 20 ottobre 2007

Chiesa e precarietà

Anche la chiesa tuona contro la precarietà ma nella sostanza non chiede modifiche di legge ma solo iniziative di tipo caritatevole che non vanno a disturbare quanti accumulano profitti e rendite sulla pelle dei giovani precari e non. Si perché oggi diventa precario anche chi viene espulso dal processo produttivo, le donne costrette a licenziarsi perché la maternità o l’assistenza ai familiari è incompatibile con il lavoro a causa dell’assenza di asili e di servizi sociali alla persona.
Oggi i giovani sono spesso precari fino a 40 anni in quanto per loro la casa diventa un sogno perché senza un lavoro fisso non solo non viene concesso il mutuo ma si registrano anche difficoltà per l’affitto.
In ultima la flessibilità vale solo per gli imprenditori e quindi diviene precarietà in quanto viene interpretata soltanto come possibilità per l'imprenditore di modificare in qualsiasi momento le condizioni del rapporto di lavoro (durata, orario e modalità di cessazione del rapporto di lavoro) con il proprio dipendente.
La legislazione sul lavoro varata in questi ultimi 10 anni (dalla Treu alla legge 30) ha configurato la situazione sopra descritta. Se a questo si aggiunge la marginalizzazione della contrattazione collettiva, il depotenziamento del Contratto nazionale di lavoro che hanno generato stipendi sempre più bassi (crisi della 4 settimana), riduzione delle tutele sul lavoro in cambio di qualche elemosina in termini di assistenza, nessun diritto per quanti non hanno il posto fisso.
Sostanzialmente è stato consegnato alle imprese un forte strumento (ricatto sul contratto a termine) di pressione verso quei lavoratori che osano rivendicare diritti e dignità.
Non è un caso se una ricerca dell’Eurispes ha confermato che ansia, depressione, malattie psicosomatiche sono l’altra preoccupante faccia della medaglia dei lavoratori precari.
Quindi, bene vengano i richiami della chiesa ma non si vive di sole esortazioni. Bisogna battersi in tutti i luoghi possibili per il superamento delle forme di precarietà intervenendo, già nella discussione sul Welfare e previdenza per abrogare tutte quelle norme in contrasto con il principio del lavoro certo, dignitoso e ben remunerato.
Ezio Casagranda -Filcams Cgil del Trentino
Trento, 20 ottobre 2007

venerdì 19 ottobre 2007

Tav :inutile,costosa e devastante

Partecipata assemblea ieri sera alla circoscrizione della Clarina dove sono stati dibattuti i motivi che stanno alla base del NO alla politica delle grandi opere e del progetto Tav del Brennero.
Dalla relazione di G.Poliandri è emerso con chiarezza che questa colossale opera non risolve i problemi di traffico sull'autostrada del Brennero mentre rischia di alterare l’intero ecosistema alpino. Si tratta semmai di una grandissima operazione finanziaria e speculativa che risponde ad esigenze di profitto delle grandi lobbie politico finanziarie sia locali sia nazionali. Puntuale e precisa nel descrivere le conseguenze che la TAV avrebbe sul sistema ambientale e sociale del territorio Trentino.
Quindi non solo sperpero di danaro pubblico e gravissime conseguenze sul piano dei costi sociali e di impatto ambientale per un opera inutile, costosa e devastante.
Gravissimo risulta poi il silenzio che su questo progetto viene tenuto dalle due province, dai comuni coinvolti e dagli organi di stampa, anche locali, che stentano a dare voce a quanti si battono per una soluzione alternativa e meno costosa capace di ridurre, da subito e non fra 20 anni, il traffico sull'A22 rivendicando una seria politica dei trasposti sia di merci che di persone.
Renato Bussola ha spiegato le lotte che il comitato stop BBT di Prati di Vizze ha fatto ed hanno in corso per contrastare la costruzione del tunnel del Brennero nonostante la difficile realtà della Val di Inarco e le pesanti pressioni esercitate dal potere provinciale.
Ha ricordato la grande manifestazione, di Bolzano, di Bressanone e quella di luglio a Campo di Trens, le iniziative per impedire l'avvio dei lavori di scavo, la contestazione al “Re del Tirolo” Durnvalder.
Tiziano Caldos del comitato fiorentino contro l'attraversamento di Firenze ha denunciato la pericolosa involuzione culturale e politica che si nasconde dietro i grandi progetti TAV a partire dall’assenza di controlli sui costi esorbitanti di queste opere che avviene attraverso la politica delle varianti d’opera e la scelta del General Contractor.
La grande campagna mediatica che motivava la Tav come soluzione del traffico autostradale si è rivelata una farsa in quanto oggi ci troviamo con la TAV, con la nuova variante di valico ed il raddoppio dell'autostrada BO-FI.
Ha rinviato al mittente le argomentazioni dei vari Governatori regionali Toscani e non solo, inerenti il fato che senza Tav l’Italia rimane fuori dal “flusso delle merci” richiamando l’esempio della Svizzera e dell’Austria che lavorano per ridurre il passaggio di merci. Ha criticato la scelta dei rigassificatori in quanto sono inutili, e pericolosi ( paragonabili ad una esplosione di potenza pari ad una bomba atomica).
Girolamo ha infine concluso la serata riportando, anche con un filmato, l’esperienza della lotta di quelle popolazioni contro la Tav, dello scempio sociale de ambientale che ha coinvolto l’intera zona (prosciugamento torrenti, acquedotti, falde acquifere, inquinamento sonoro, ecc.).
Ha ricordato l’inganno della politica di mitigazione che si sono tradotte nella sconfitta degli oppositori istituzionali e quindi ha esortato le popolazioni a non farsi incantare dalle “!sirene “di quanti sostengono che l’impatto negativo delle grandi opere può essere annullato con interventi di mitigazione.
La serata è stata conclusa da alcuni interventi del pubblico e ci siamo dati l’impegno all’informazione della cittadinanza con tutti gli strumenti a nostra disposizione come condizione per sconfiggere quel pesante muro di silenzio che avvolge i progetti TAV.

Ezio Casagranda - Filcams Cgil del Trentino

Trento, 19 ottobre 2007

mercoledì 17 ottobre 2007

L'ONU dice NO alla "legge 30"

«Con il pretesto della flessibilità per modernizzare il mercato del lavoro, la legge 30 del 2003 ha creato una situazione di precarietà preoccupante. Secondo le statistiche ufficiali, i contratti a termine sono diventati quasi l’unico modo che hanno i giovani di trovare un impiego ma poi è raro che questi si traducano in lavori stabili, con un rapporto di uno a 25. Stanno aumentando le distorsioni del mercato del lavoro, specialmente nel sud del paese dove la diminuzione del tasso di occupazione ha raggiunto livelli allarmanti». Non sono le considerazioni note della sinistra radicale o dei metalmeccanici Fiom, critici sul Protocollo del governo perché conserva gran parte della legge 30, ma le osservazioni della Commissione di esperti dell’International labour organisation, ILO, agenzia delle Nazioni unite per i diritti del lavoro, che ha preso in esame il caso italiano.
L’ILO ha un ruolo normativo e di controllo sull’applicazione delle norme internazionali, oltre che di sostegno ai governi impegnati nel perseguimento del «Lavoro dignitoso contro la deregolamentazione dell’occupazione e la negazione dell’intervento pubblico di protezione sociale.
La Convenzione 122 sulle politiche del lavoro, ratificata dall’Italia nel 1971, impone agli Stati membri l’adozione di «programmi diretti a realizzare un impiego pieno, produttivo e liberamente scelto» e in generale «l’elevazione dei livelli di vita, attraverso la lotta alla disoccupazione e la garanzia di un salario idoneo».
Secondo la Commissione composta da 20 giuslavoristi di tutto il mondo, «l’unico fine perseguito dal vecchio governo è la liberalizzazione del mercato del lavoro secondo un modello di contrattazione sempre più individualizzata, a discapito di politiche territoriali di sviluppo nell’industria e nella ricerca, fondamentali per assicurare competitività nei settori innovativi, anziché cercare di competere con le economie emergenti sul costo del lavoro». Pertanto, dopo avere ascoltato sindacati e imprese, dopo una valutazione della legge 30 e delle sue forme contrattuali, dopo un’analisi dei dati sull’andamento dell’occupazione italiana, la Commissione ha dato le sue indicazioni, individuando alcune priorità da seguire per rimediare ai danni dell’ultima riforma e rispettare la Convenzione 122. In sintesi, è stato richiesto «un ritorno alla centralità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato come forma tipica di occupazione», attraverso iniziative che vadano a beneficio dei lavoratori, in termini di condizioni salariali e di vita combattendo il lavoro irregolare, le disparità territoriali e di genere nell’occupazione, la dispersione scolastica, la disoccupazione di lunga durata, i bassi livelli di istruzione senza dimenticare la questione dell’età pensionabile, non risolvibile con scaloni più o meno alti, ma con forme migliori di flessibilità in entrata e in uscita. Il governo dovrà presentare un rapporto dettagliato sulle misure prese in questa direzione e sul loro impatto.
Vittorio Longhi - il manifesto del 16-10-07


La paura e i rom

AIUTO !!!! HO PAURA DEI MIEI VICINI !!!!!
Ero un tipo tranquillo. Dormivo con le tapparelle alzate e giravo di notte senza problemi.
Oggi non è più così.
Non è successo nulla di particolare ma l’inquitudine è penetrata nelle ossa come il freddo d’inverno.
Fino a poco tempo fa non avevo particolari pregiudizi. Certo i rom un po’ rubano. I tunisini un po’ spacciano. Le nigeriane un po’ si prostituiscono. I senegalesi un po’ vendono merce contraffatta. Ma infondo nessuno sta nei dintorni di casa mia.
A furia di ascoltare telegiornali e di leggere cronaca nera un tarlo si è infilato nel cervello.
Cavolo! Questi qui sono molto peggio! Da loro la criminalità organizzata domina. Tutti i commercianti pagano il pizzo. Un sacco di attentati terroristici impuniti! Vari giudici sono saltati per aria! E poi avvengono delitti orribili!
C.. Z...Z...O.! Sono circondato da italiani!!!!

Paolo Teruzzi

Decrescita: una scelta obbligata

Dopo il rapporto di Nicholas Stern che aveva illustrato come i costi dei cambiamenti climatici possono andare dal 5 al 20% del prodotto mondiale lordo, ora anche l’Agenzia Europea per l’ambiente scende in campo per richiamare l’attenzione sui costi dei cambiamenti climatici che potrebbero arrivare a livelli insopportabili per l’economia europea. Basti pensare alle conseguenze sul turismo: le regioni mediterranee diventerebbero del tutto inospitali sia per mancanza d’acqua che per eccessivo calore a cui vanno aggiunte le questioni sociali di sviluppo che cambierebbero radicalmente l’attuale situazione.
Anche i segnali che provengono dalla natura sono eloquenti dalla caduta delle Dolomiti ai vari disastri ecologici che periodicamente si abbattono sulla terra. Molti scienziati richiamando i cambiamenti climatici in atto chiedono di porre fine a questo modello sociale fondato sulla distruzione delle risorse naturali e dell’ambiente.
Affrontare questa situazione significa iniziare a ragionare su un modello di sviluppo che faccia perno sulla decrescita. Non è una bestemmia ma una impellente necessità dettata dalle esigenze e dai limiti imposti dalla natura. Decrescere non significa tornare indietro e perdere occupazione, ma risparmiare risorse e materie prime. La società della crescita ha bisogno di produrre continuamente nuovi beni, con tecnologie atte a ridurre i tempi di produzione senza tenere conto dello spreco energetico e degli impatti ambientali. Tutto ciò ha portato ad un costante e impetuoso aumento delle merci abbandonate e della perdita di materie prime trattate come rifiuti. La società della crescita è la società dei consumi e dei rifiuti e il loro incenerimento è antieconomico, oltreché pericoloso per la salute dell’uomo e dell’ambiente.
Alla centralità dell’economia, del pil, si deve sostituire la centralità della qualità della vita, ai ritmi incessanti della produttività si deve contrapporre il diritto alla salute e ad un salario dignitoso.
La decrescita non è un opzione: la decrescita ci sarà perché si scontrerà con i limiti della natura (aumento CO2 con conseguenze sul clima e sugli esser viventi animali e umani e fine del petrolio). Le nostre decisioni attuali potranno solo far sì che, come spesso accade, non siano i più deboli ad avere la peggio e pagarne le conseguenze più gravi. Una sfida per la sinistra e per il sindacato. La sapranno affrontare? In attesa di una risposta dobbiamo partire dal basso con una discussione approfondita e di merito.

Ezio Casagranda - Filcams Cgil del Trentino

Trento, 17 ottobre 2007

martedì 16 ottobre 2007

Coincidenze o continuità


Saranno in molti, che come me, il 20 ottobre in piazza per chiedere una vera politica di pace, il ritiro dei soldati dall’Afganistan e da tutti i teatri di guerra, contro le servitù militari, contro la costruzione della base militare dal Molin a Vicenza e per chiedere la riduzione delle spese militare a partire da questa finanziaria. Forse siamo degli ingenui, ma per noi, la coerenza e la parola data contano ancora ed è per questo che ci permettiamo di richiamare l’attenzione dei lettori sulle due dichiarazioni che riportiamo di seguito:
- Era il 9 luglio 2005 e Antonio Martino (Ministro della difesa) diceva:"L'Europa è diventata il tallone d'Achille dell'Occidente. Soffermiamoci sulle capacità militari. Noi spendiamo per la Difesa la metà degli Usa, il che è inaccettabile".
- Era il 18 marzo 2007 e Arturo Parisi (Ministro della difesa) diceva: «Per questo esercito servono più soldi. Se riusciremo a migliorare lo stato delle finanze pubbliche, anche alla ripresa economica, sono certo che la Difesa potrà contare su risorse aggiuntive".
Si tratta di coincidenze ? NO siamo davanti ad una pericolosa continuità con le politiche del precedente governo sia sul versante delle spese militari che sul versante del lavoro.
Il 20 ottobre a Roma per ricostruire la sinistra sociale e politica.

Ezio Casagranda - Filcams Cgil del Trentino

Finanziaria: regalo a Berlusconi


Il Decreto legge 1 ottobre 2007, n.159 collegato alla finanziaria recita:
All'articolo 2 -bis , comma 5, del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, come modificato dall'articolo 19, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51, le parole: «entro l'anno 2008» sono sostituite dalle seguenti: «entro l'anno 2012 ”.
A occhio e croce chi riesce a superare i "decreti", le "conversioni"”, le successive "modificazioni" e a mettere in ordine le date, capisce che una certa cosa, che doveva avvenire "entro l'anno 2008", avverrà adesso "entro l'anno 2012". In sintesi slitta di 4 anni il passaggio della Terza Rete della Rai e della Rete Quattro di Mediaset sul satellitare.
Adesso tutto è chiaro. Il governo di centro sinistra, alla chetichella, sta regalando a Berlusconi altri quattro anni di sontuosa pubblicità, per svariate centinaia di milioni di euro. Una scelta in contrasto con il programma e eludendo le sentenze della Corte Costituzionale.
Nessun giornale, nessuna tv sembra essersi accorta della nube fumogena che è stata inserita nel decreto. Forse distratti, forse complici, forse entrambe le cose, a turno. E poi ci vengono a dire che, se cade il governo Prodi, c'è il rischio che venga Berlusconi. E, nel frattempo, loro si mettono d'accordo con Berlusconi alle nostre spalle.
Un trucco molto simile a quello della precedente finanziaria, quando, sempre alla chetichella, qualcuno introdusse un comma che avrebbe eliminato i reati di corruzione nel pubblico impiego. E’ troppo chiedere che i parlamentari della sinistra, come allora, blocchino questo “insulto governativo alla morale” facendo scoppiare lo scandalo in parlamento e nel paese.
E poi dobbiamo leggere i soloni del giornalismo italiano che parlano di "barbarie" quando Santoro si permette di trattare da malfattori coloro che fanno le malefatte.
Sveglia compagni! Il 20 si scenda in piazza non solo per il welfare, ma anche per dire che è ora di finirla con i trucchi.

Ezio Casagranda - Filcams Cgil del Trentino

Trento, 16 ottobre 2007

lunedì 15 ottobre 2007

Genova: per non dimenticare

Per dire che non siamo d'accordo. Non siamo d'accordo con l'archiviazione per la morte di Carlo. Non siamo d'accordo con le conclusioni dei PM al processo ai 25 manifestanti: che negano ogni responsabilità delle forze di polizia durante le manifestazioni di venerdì e sabato (20 e 21 luglio 2001) e vogliono sacrificare sull'altare dei media un pugno di giovani quali UNICI RESPONSABILI di ogni violenza e disordine.
Decine di migliaia di manifestanti, giornalisti, osservatori e abitanti, hanno visto e vissuto quanto realmente accadde in quei giorni.
Non siamo d'accordo con le innumerevoli bugie raccontate dagli imputati nel processo Bolzaneto, (non ho visto, non ho sentito, non c'ero e se c'ero dormivo). Perché oltre duecento persone hanno testimoniato le violazioni e le torture subite.
Non siamo d'accordo con le falsità raccontate o le verità taciute dagli imputati al processo Diaz, con i continui attacchi ai PM impegnati nel processo. La “macelleria messicana” è sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere.
Non siamo d'accordo con le promozioni indecenti di gran parte degli imputati nei processi Diaz e Bolzaneto per i quali non è stata presa alcuna misura cautelativa di sospensione. Non siamo d'accordo che la Commissione d'inchiesta, prevista dal programma dell'Unione, venga affossata da parlamentari di questa maggioranza, prima ancora che da quelli dell’opposizione.
Dobbiamo tornare a Genova per dire che a Genova c'è stata la più grande sospensione dei diritti umani in un paese occidentale dal dopoguerra (Amnesty International). Dobbiamo tornare a Genova perché in questi lunghissimi sei anni e mezzo, molti hanno dimenticato, molti non hanno mai capito, molti hanno finto di non capire.
In questi anni i comitati Verità e Giustizia per Genova, Piazza Carlo Giuliani, Supporto Legale, la segreteria legale e gli avvocati del GLF, quasi sempre soli, hanno continuato a denunciare, a raccontare quanto successo a Genova, negli anni successivi, dentro e fuori le aule del Tribunale.
Ora i processi stanno per concludersi, la commissione d'inchiesta sta per essere definitivamente affossata, non avremo molte altre occasioni per tornare a Genova.
Torniamo a Genova perché la storia di quei giorni è la nostra storia e sta a noi raccontarla, rivendicarla, con la nostra presenza. In piazza, in internet, sui giornali, sui media.
E se non lo faremo saremo complici, consapevoli o inconsapevoli, comunque complici di un'altra pagina nera della storia di questo paese.

di Enrica Bartesaghi - da www.veritagiustizia.it

Ottobre 2007


domenica 14 ottobre 2007

Siamo tutti un programma


Siamo uomini e donne che chiedono diritti, pace, libertà, beni comuni, laicità e contro ogni precarietà.
Il 20 ottobre a Roma vogliamo essere in tanti, per ricordare a questo governo alcuni punti, per noi strategici, su cui aveva preso impegni precisi: la lotta alla precarietà, il superamento della legge 30, la sicurezza sul lavoro e di un lavoro; una vera riforma delle pensioni che contenga l'abolizione della legge Maroni e dello scalone; il riequilibrio della ricchezza, attraverso salari più equi ed il riconoscimento del diritto all'abitare; diritti sociali e di cittadinanza dei migranti, l'abrogazione della legge Bossi-Fini e la chiusura dei Centri di permanenza temporanea; diritti civili e valorizzazione della laicità dello Stato, affinché ogni donna o uomo possa avere dignità nelle proprie scelte sessuali e di vita; la pace come bene comune mondiale, il taglio delle spese militari ed una via d'uscita dall'Afghanistan; la tutela e il rispetto dell'ambiente, per una nuova idea di sviluppo basata sulla salvaguardia dei territori, e per la garanzia dei beni comuni a partire dalla pubblicizzazione dell'acqua; per la legalità democratica, per la lotta alle mafie e alle sue connessioni con politica ed economia. Vogliamo rilanciare la partecipazione dei cittadini, tagliando gli sprechi della cattiva politica, per finanziare la democrazia partecipata.
Mobilitiamoci contro gli accordi che prevedono l’aumento dell’età’ pensionabile e per dire NO alle logiche di una generazione di precari a disposizione delle imprese e del mercato del lavoro;
Mobilitiamoci per il lavoro, per l’aumento dei salari e degli stipendi per difendere e rinnovare il contratto nazionale;
Manifestiamo per una sinistra forte e determinata a sostenere i valori della democrazia, del lavoro, della solidarietà sociale, la tutela dell’ambiente, per la legalità e la lotta contro tutte le mafie.
Partecipa anche tu alla manifestazione nazionale del 20 ottobre affinché diventi una giornata di mobilitazione partecipata, allegra, popolare e di massa.
Per la prenotazioni telefona al numero 0461.263510 o invia un SMS di adesione alla manifestazione al 3482319081

Ezio Casagranda - Filcams Cgil del Trentino

sabato 13 ottobre 2007

Welfare: Un voto complesso

Dopo la pubblicazione dei risultati della consultazione dei lavoratori con voto certificato sul protocollo del welfare ritengo che la discussione debba passare dalla semplice conta dei voti ad una attenta analisi degli stessi per distinguere le motivazioni che stanno alla base delle diverse espressioni fra lavoratori e pensionati, fra grande e piccola azienda, fra quanti hanno potuto discutere nelle assemblee e quanti invece sono stato solo spettatori passivi una campagna sindacal–mediatica a senso unico.
La votazione dei lavoratori sul protocollo si è conclusa con una forte prevalenza di SI e quindi Cgil Cisl e Uil possono sostenere che la maggioranza dei lavoratori ha condiviso la scelta di firmare quel protocollo. Una più attenta analisi di quanto successo richiede, a mio avviso, alcune riflessioni e una lettura del voto che non può limitarsi ai soli numeri.
Una prima considerazione nella valutazione del voto riguardale modalità con cui si sono svolte le assemblee informative e le modalità di certificazione dei votanti. L’aver formalmente impedito che i sostenitori del No di poter illustrarne le motivazione è una grave ferita alla democrazia sindacale difficilmente sanabile dal risultato del voto. Ancora una volta Cgil Cisl Uil hanno ribadito che non esiste un “diritto soggettivo al voto di lavoratori e lavoratrici” ma che tale esercizio di voto può avvenire solo alle condizioni imposte dai vertici sindacali e cioè all’interno di un meccanismo di voto “blindato” e con modalità di consultazione di tipo “Bulgaro” e senza contraddittorio.
In questo senso preme ricordare che nelle aziende (a differenza delle piazze e dei entri commerciali) possono entrare solo i dipendenti e quindi sostenere che il voto in Cavit non è “certificato” la ritengo una inutile forzature politicamente scorretta oltre che sbagliata.
Non mi riferisco solo al voto negativo della grandi fabbriche ma anche nel settore del commercio se confrontiamo i dati dove, attraverso i delegati e qualche funzionario, sono state illustrate le ragioni del NO il voto sul protocollo è stato negativo: Alla Dussmann Service ( 480 DIP) (ex Pedus) 61,98% di NO; Cavit (159 DIP) 90% di NO, Superstore (145 DIP) 62,50 di NO; ORVEA (234 DIP )64,91% di NO; Unifarm (231 DIP) 41,05% di NO; Nelle aziende unitarie più piccole (244 DIP) il NO è stato del 77,59; Di conseguenza i dati che emergono dalle assemblee unitarie del commercio il NO raggiunge complessivamente il 65,39% dei voti.
Da questo, a mio modesto avviso, si desume che la parte più sindacalizzata e combattiva dei lavoratori e delle lavoratrice ha giudicato negativo tale protocollo e chiedono al sindacato maggiore coraggio, più autonomia e maggiore incisività nella difesa dei diritti e delle loro condizioni di vita a partire dal salario e dai rinnovi contrattuali.
Una seconda riflessione riguarda la provenienza del voto. Fermo restando il principio giuridico che i voti sono tutti uguali, dal punto di vista politico la cosa non è così scontata e il NO proveniente dalla parte più attiva a sindacalizzata del mondo del lavoro richiede una attenta valutazione politico-organizzativa da parte dei gruppi dirigenti di Cgil Cisl e Uil. Un risultato che manda a dire che nei posti di lavoro esiste una situazione sempre più difficile, un forte malessere ed una rabbia che per non diventare qualunquismo o pura rassegnazione deve trovare risposte politiche e sindacali da parte delle confederazioni.
Infatti, io ritengo, che il plebiscito di SI registrati in alcune categorie sia il risultato, sia dell’assenza di confronto dialettico all’interno delle assemblee al momento del voto, sia un risultato dovuto proprio a questa stato di rassegnazione e di impotenza che l’attività sindacale registra in queste categorie.
Una terza riflessione riguarda la politica della Cgil. In questi mesi abbiamo assistito ad un cambiamento repentino e pericoloso delle posizioni della mia confederazione. Dal congresso del 2006, che sanciva la richiesta dell’abrogazione della “Maroni” e delle leggi sulla precarietà a partire dalla legge 30, siamo arrivati alla firma, per presa d’atto del protocollo, alla valutazione “complessivamente positiva” del Direttivo nazionale, e dopo il periodo feriale si è passati dal “SI con riserva” alla richiesta di un “SI convinto” portato nelle assemblee sindacali.
Passo dopo passo, in nome della sopravvivenza del Governo, la Cgil è passata dalla contrarietà al patto per l’Italia di berlusconiana memoria, alla sua supina accettazione modificando perfino le decisioni congressuali. Non credo che Bonanni quando sostiene che “questa consultazione ha cambiato il sindacato” si riferisca alla sua organizzazione.
Forse qualcuno, anche in Cgil, cercherà di nascondere questa amara verità attaccando la FIOM e quanti hanno “osato dire NO” e contando sul fatto che questa questione sarà sommersa dalle polemiche sul comportamento che la cosiddetta “sinistra radicale” avrà in parlamento e quindi nel silenzio dei media una pericolosa metamorfosi della Cgil avrà fatto un altro pericoloso passa avanti sulla strada tracciata dalle imprese e ben indicata dalle scelte della Cisl. Una realtà difficile ed amara che sarebbe suicida nascondere e che spetta a noi riportare alla discussione con i nostri iscritti e nei gruppi dirigenti.

Ezio Casagranda - Filcams Cgil del Trentino
Trento, 13 ottobre 2007

venerdì 12 ottobre 2007

Domeniche: A volte ritornano

L’assessore Sala di Rovereto, accusa l’assessore Tiziano Mellarini di essere condizionato dalle organizzazioni sindacali sulla questione di Trento e Rovereto città turistiche emersa dal Forum del Corriere pubblicato domenica scorsa.
Come Filcams Cgil del Trentino, nel rimarcare la nostra piena autonomia di giudizio, oggi ci sentiamo di condividere le posizioni espresse dall’Assessore Tiziano Mellarini, nel ribadire la nostra contrarietà alle aperture incondizionate della domenica fuori da specifici accordi sindacali in quanto riteniamo che anche i lavoratori hanno diritto di dire la loro. Una posizione che il dott. Sala sembra abbia dimenticato e quindi colgo l’occasione per ricordare anche a Lui, oltre ai sostenitori delle città turistiche che i lavoratori e le lavoratrici che nei giorni festivi devono lavorare e quindi rinunciare agli affetti familiari ed a passare un giorni con i propri figli.
Le argomentazioni usate dall’Assessore Sala per sostenere la scelta di Rovereto come città turistica non sono note e per quello che è data a sapere dalla stampa non vanno oltre l’attrattiva “turistica” che eserciterebbe il Mart. Argomentazioni che ritengo strumentali in quanto anche Sala è cosciente che il turista che si reca in città per visitare le mostre del Mart non interessa se sono aperti i negozi di alimentari o di abbigliamento ma di avere una città veramente ospitale dal punto di vista dei servizi e dell’accoglienza.
Alla scrivente risulta che già da ora i ristoranti possono rimanere aperti la domenica, così come i negozi tipici e/o o bar e quindi eventualmente serve migliorar i trasposti ecc.
Per la Filcams Cgil del Trentino città turistica non è sinonimo di apertura dei negozi per vendere qualche “mutanda”, magari griffata, ma quella di dare agli eventi, un contorno di socialità a carattere culturale (eventi musicali e/o di percorsi storico culturali della città ecc). Questo anche per puntare su un turismo qualitativamente diverso dal mordi e fuggi e quindi avulso dal contesto sociale, culturale e politico della città.
Per questo la Filcams Cgil del Trentino ritiene che il tavolo di trattativa sul contratto integrativo provinciale è la sede naturale per arrivare ad una soluzione complessiva che al suo interno sancisca la volontarietà del lavoro domenicale festivo, sia riconosciuto il disagio dei lavoratori coinvolti, che deve essere ben remunerato. Il tutto definendo tempi e percorsi riguardanti gli orari della città, intesi come una serie di scelte e di interventi sui servizi sociali, per recuperare socialità e diritti per tutti, compresi quelli che lavorano la domenica.

p. la Filcams CGIL del Trentino
Ezio Casagranda

Trento, 11 ottobre 2007

ROSSO: birmano o cardinale?

Dopo un accorato appello di tutta la società civile democratica birmana al pontefice dove si chiedeva una Sua pubblica parola, o anche un Suo gesto di incoraggiamento...le attese sono state esaudite in una domenica di fine settembre.

Il papa sedici volte Benedetto, ha esternato dalla finestra della sua dimora, tutta la sua più grande trepidazione

Il pontefice ha inoltre prudentemente raccomandato temperanza ai fedeli. Il pontefice ha ordinato ai suoi sacerdoti di non partecipare alle manifestazioni di piazza e alle attività politiche in atto in Birmania. Di conseguenza , come atto di generosa partecipazione , oggi nelle chiese cattoliche di Rangoon e' stato letto un bollettino in cui si invitano preti, sacerdoti e suore a non farsi coinvolgere nelle proteste, riconoscendo però ai fedeli la libertà di scegliere come comportarsi. Il bollettino contiene inoltre un appello a tutti i cattolici perché continuino a pregare e a offrire messe per il bene del paese. Il Papa, che se ne intende di ricchezze, ne ha condannato "l'uso iniquo da parte di chi
le adopera per un lusso sfrenato ed egoistico, pensando solamente a soddisfare se stesso, senza curarsi affatto del mendicante che sta alla sua porta". Coerentemente, dal momento che alla sua porta sostano folle acclamanti e sazie di cibo da tutte le parti del mondo, genti che chiedono

amore e certo non la carità sul piazzale di San Pietro, il pontefice dopo l'esternazione pacifica e non violenta, si è serenamente ritirato a consumare il pasto domenicale.

Ieri a Milano sono sfilati in corteo dicono mille persone, comprese una decina di monaci tibetani : tutti con qualcosa di rosso, che richiama i fuochi autunnali, il rosso della vendemmia, le sagre delle castagne arrostite al fuoco.

A dire il vero già nella primavera del 2006 il papa aveva lanciato la nuova politica del color rosso porpora con la Cina, il cui emblema fu il neocardinale Zen, vescovo di Hong Kong. Zen dichiarò con solennità: “Il colore rosso che io vesto significa la prontezza di un cardinale a versare il proprio sangue. Ma non è il mio sangue che è stato sinora versato: è il sangue e le lacrime dei numerosi eroi senza nome della Chiesa ufficiale e sotterranea che in Cina hanno sofferto per essere fedeli alla Chiesa”.

Ognuno aiuta come può il movimento rosso.

Niente paura, non c'è traccia di sangue.

Niente paura, di comunisti nemmeno l'ombra e nemmeno di diavoli e d'inferno.

Chissà questi ultimi, i comunisti, i diavoli che nuova politica vestiranno nella stagione autunno-inverno 2007-2008.

Doriana Goracci
Volentieri pubblichiamo questo intervento sul nostro Blog su un tema così impostante

giovedì 11 ottobre 2007

NO, un voto che pesa

La votazione dei lavoratori sul protocollo si è conclusa con una forte prevalenza di SI e quindi Cgil Cisl e Uil possono sostenere che la maggioranza dei lavoratori ha condiviso la scelta di firmare quel protocollo. Una più attenta analisi di quanto successo richiede, a mio avviso, alcune riflessioni e una lettura del voto che non può limitarsi ai soli numeri.
Una prima considerazione nella valutazione del voto riguardale modalità con cui si sono svolte le assemblee informative dove non era data pari dignità a quanti davano un giudizio negativo di tale accordo. L’aver impedito ai sostenitori del NO di poter illustrarne le motivazione è una grave ferita alla democrazia sindacale difficilmente sanabile la vittoria dei SI. La vera vincitrice di questa consultazione è la Cisl la quale ha, nei fatti, ribadito, che non esiste un “diritto al voto di lavoratori e lavoratrici” ma che tale esercizio di voto può avvenire solo alle condizioni imposte dai vertici sindacali e cioè all’interno di un meccanismo di voto “blindato” e con modalità di consultazione di tipo “Bulgaro”, cioè senza contraddittorio.
Una seconda riflessione riguarda la provenienza del voto. Fermo restando il principio giuridico che i voti sono tutti uguali, dal punto di vista politico la cosa non è così scontata e il NO proveniente dalla parte più attiva a sindacalizzata del mondo del lavoro richiede una attenta valutazione politico-organizzativa da parte dei gruppi dirigenti di Cgil Cisl e Uil. Un risultato che manda a dire che nei posti di lavoro esiste una situazione sempre più difficile, un forte malessere ed una rabbia che per non diventare qualunquismo o pura rassegnazione deve trovare risposte politiche e sindacali da parte delle confederazioni.
Infatti, io ritengo, che il plebiscito di SI registrato in alcune categorie è il risultato, sia dell’assenza di confronto dialettico all’interno del sindacato al momento del voto, sia a questo stato di rassegnazione e di impotenza che l’attività sindacale registra in queste categorie.
Una terza riflessione riguarda la politica della Cgil. In questi mesi abbiamo assistito ad un cambiamento repentino e etero diretto delle posizioni della mia confederazione. Dal congresso del 2006 che sanciva la richiesta dell’abrogazione della “Maroni” e delle leggi sulla precarietà a partire dalla legge 30 siamo arrivati alla firma, per presa d’atto del protocollo, alla valutazione “complessivamente positiva” del Direttivo nazionale, al SI con riserva fino al voto convinti per il SI richiesto nelle assemblee sindacali.
Passo dopo passo, in nome della sopravvivenza del Governo, la Cgil è passata dalla contrarietà al patto per l’Italia di berlusconiana memoria, alla sua supina accettazione modificando perfino le decisioni congressuali. Dopo questo voto e le dichiarazioni esultanti dei Tre segretari nazionali mi chiedo che fine farà la richiesta del segretario Epifani di modificare il protocollo nei tre punti ritenuti negativi avanzata a luglio al presidente Prodi.
Forse qualcuno penserà che questa questione sarà sommersa dalle polemiche sul comportamento che la cosiddetta “sinistra radicale” avrà in parlamento e quindi nei fatti una pericolosa metamorfosi della Cgil avrà fatto un altro pericoloso passa avanti sulla strada tracciata dalle imprese e ben indicata dalle scelte della Cisl. Una realtà difficile ed amara che sarebbe suicida nascondere e che spetta a noi riportare alla discussione con i nostri iscritti e nei gruppi dirigenti.
Ezio Casagranda - Filcams Cgil del Trentino
Trento, 11 ottobre 2007

Convegno NO TAV - TRENTO


La nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità/Alta Capacità Verona-Monaco - di cui il tunnel del Brennero è solo la prima parte - prevede qualcosa come 220 km di gallerie attraverso le montagne. Nel Mugello (sulla Bologna-Firenze) gli scavi per il TAV hanno prosciugato torrenti, sorgenti e falde acquifere, lasciando interi paesi senz'acqua. È questo che vogliamo anche per il Trentino e per il Sud Tirolo?
A chi serve veramente quest'opera da 20 miliardi di euro?
GIOVEDI' 18 OTTOBRE, ORE 20.30
AUDITORIUM DI VIA CLARINA, 1
TRENTO
INCONTRO-DIBATTITO
- Cos'è il TAV Verona-Brennero-Monaco?* spazio aperto NO Inceneritore NO TAV (Trento)
- Tunnel del Brennero: Un paese dice NO* comitato STOP-BBT! (Prati di Vizze)
- l TAV migliora davvero i trasporti?* con un ferroviere del comitato NO TAV di Firenze
- Il modello TAV all'opera: l'esempio del Mugello* *(con la proiezione di un Filmato)* associazione Idra (Firenze)

Altre informazioni su notavtn.blogspot.com

martedì 9 ottobre 2007

Una settimana tranquilla

Continua in Birmania la repressione della giunta militare, le notizie sono scarsissime. Intanto la Total, per i servizi alla giunta, viene messa sotto accusa per crimini contro l'umanità. In Ucraina vincono i filoeuropei ma dovranno collaborare con i filorussi. Putin prepara la continuità del suo potere candidandosi alle elezioni legislative. Musharraf è stato rieletto presidente del Pakistan. Vertice di pace fra le due Coree. Prodi annuncia sgravi dell'Ici. Il governo evita per un voto la sconfitta in Senato. Polemiche sulle modifiche richieste all'accordo sul Welfare, Cgil contestata a Mirafiori. Secondo l'Istat, la povertà è aumentata ed anche la differenza fra ricchi e poveri. Mastella cerca di impedire la puntata di Annozero sul procuratore De Magistris, che invece andrà in onda suscitando un putiferio. Soldato italiano è ucciso in Afghanistan da "fuoco amico" inglese durante un blitz per liberarli. L'ex br Piancone in semilibertà assalta una banca. Orsi avvelenati in Abruzzo.
Da Megachip - 9 ottobre 2007

lunedì 8 ottobre 2007

Bersani: crescita "infelice"

Il ministro Bersani non è certo noto per il suo spirito ambientalista. Recentemente a Roma,nel corso della Conferenza sui cambiamenti climatici, il ministro dello Sviluppo economico ha richiamato il collega dell'Ambiente Pecoraro Scanio al "pragmatismo energetico" e quindi ha affermato : "Impossibile rinunciare al carbone"; mentre ha rilanciato la strada del nucleare seppur di “nuova generazione" (?).
Attivo sostenitore dell’alta velocità ( TAV o BBT che chiamar si voglia ) scopriamo ora essere anche un fan degli inceneritori. Diversamente non poteva essere, visto che TAV e inceneritori sono i 2 punti principali del programma ambientalista del nascente PD.
Ora però, per non essere da meno dei suoi amici, Mastella in prima fila, che attaccano magistrati e mass media, ha deciso di attaccare la classe medica, accusandola, pensate un po’, di occuparsi di fatti che non la riguardano: gli inceneritori. Se è vero che la salute è interesse di ogni cittadino ed è interesse due volte per i medici, il fatto che si occupino di ambiente e delle conseguenze del suo inquinamento sulla salute dei cittadini, appare quindi evidente e necessario. L’incenerimento come il traffico, come qualsiasi opera che abbia un grande impatto sulla vita e quindi sulla salute, devono essere assolutamente temi di interesse per un medico, anzi troppi di noi rimangono in questo senso colpevolmente muti e silenziosamente complici.
per approfindimenti Visita ilo sito di Ambiente e Salute di Bolzano

la Filcams Cgil del Trentino - Trento, 8 ottobre 2007

Solidarietà ad Annozero

La Filcams Cgil del Trentino si unisce a quanti in questi giorni hanno espresso solidarietà a Michele Santoro, Marco Travaglio, Sandro Ruotolo e agli altri giornalisti della redazione di Annozero, vittime di un irresponsabile attacco da parte delle forze di governo e persino di quotidiani come Repubblica che sotto Berlusconi hanno più volte gridato al regime mediatico. Dopo illuminante puntata di giovedì scorso, dalla quale è emerso il volto più torbido della giustizia italiana, invece di prendere provvedimenti nei confronti dei diretti responsabili, invece di ringraziare il servizio pubblico per aver messo in luce inquietanti elementi del caso De Magistris, invece di sostenere i coraggiosi ragazzi del Sud che si battono per la legalità, i politici ed i giornali si sono chiusi in se stessi scagliandosi contro i magistrati e i giornalisti che tentano di fare inchiesta. Un affronto gravissimo, anche nei confronti dei milioni di cittadini che hanno votato l'Unione per segnare un cambio di rotta sui temi della legalità e dell'informazione.
La Filcams Cgil del Trentino
Trento, 8 ottobre 2007

domenica 7 ottobre 2007

Lettera aperta Ruggero Purin

Credo sia inaccettabile che il segretario generale della Cgil del Trentino, Ruggero Purin, durante il suo intervento al direttivo della Filcams Cgil del 01.10.07 a sostegno dell’accordo del 23 luglio fra i sindacati e il governo, affermi che gli scioperi generali delle lavoratrici e dei lavoratori degli ultimi anni non sono serviti a nulla. In un momento di forte crisi sociale e di partecipazione democratica questa affermazione sembra voler scoraggiare ulteriormente chi tenta di alzare la testa per rivendicare i propri diritti.
Caro Purin, all’ultimo direttivo Filcams mi hai detto che se non mi va bene stare in Cgil a queste regole posso anche andarmene, ma io mi chiedo se i lavoratori e le lavoratrici non preferirebbero che ad andarsene siano i funzionari burocrati che non rispettato il mandato congressuale. Ricordo che l’articolo 2 del nostro Statuto afferma che “La Cgil considera decisivo, per la crescita di qualsiasi società democratica, il pieno rispetto del principio della libertà sindacale e del pluralismo che ne consegue. Ciò comporta il rifiuto, in via di principio, di qualsiasi monopolio dell’azione sindacale, nonché la verifica del mandato di rappresentanza conferito dalle lavoratrici e dai lavoratori”. Credo che il metodo con il quale si stanno svolgendo le assemblee delle lavoratrici/lavoratori e delle pensionate/pensionati, nelle quali i direttivi nazionali dei sindacati confederali hanno deciso di presentare in modo positivo l’accordo senza prevedere una rappresentanza di chi sostiene il NO, nonché il negare ai delegati autoconvocati per il NO l’utilizzo di una sala in Cgil per la conferenza stampa, sia fortemente lesivo del diritto al dissenso sancito dal nostro statuto.
Il congresso delle lavoratrici e dei lavoratori della Cgil del 2006 in Trentino ha dato chiari mandati: abolizione della legge 30, lotta alla precarietà, abolizione dello scalone Maroni, no TAV del Brennero. E il nostro sindacato cosa sta facendo? La legge 30 è confermata in toto nell’accordo del 23 luglio e in più ci sarà la possibilità di prorogare oltre i 36 mesi (..cioè a vita) i contratti a tempo determinato, lo scalone Maroni, sostituito dallo scalino Damiano, non è stato eliminato ma anzi dal 2013 andremo tutti in pensione a 62 anni (neanche Berlusconi aveva osato tanto!) e per quanto riguarda la no TAV del Brennero che cosa sta facendo il nostro sindacato? Si, c’è stato un dibattito a Bolzano, nel quale però la stramaggioranza dei relatori erano per il Si al tunnel! Per quanto riguarda poi la lotta al precariato, mi chiedo come sia possibile che quest’anno al CAAF Cgil del Trentino siano stati assunti in maggioranza lavoratori interinali! Forse anche in Cgil, come in azienda, la riduzione dei costi del personale prevale sul diritto dei giovani ad un lavoro stabile?
Per quanto riguarda le dichiarazioni di Purin a mezzo stampa in merito al rinnovo del contratto del commercio (riporto: «La discussione sugli orari non con­dizioni le trattative provinciali. Sì allo spal­mare le aperture, ma non spostiamo gli equi­libri del confronto sugli orari, soprattutto in questo periodo dove più che in altri momen­ti potrebberoesserci le condizioni per chiu­dere la trattativa»), ricordo che i lavoratori e le lavoratrici della Filcams del Trentino non sono disposti ad effettuare più domeniche lavorative di quelle già previste, anzi, vorremmo che le domeniche lavorative venissero abolite. Ricordo che in molti negozi, vedi la Coop Alto Garda dove io lavoro e dove sono impiegate in maggioranza donne, in nome delle aperture domenicali ai dipendenti è stato più volte negato il diritto al riposo settimanale!
Ricordiamoci che come dirigenti sindacali dobbiamo difendere gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori, e non quelli di un presunto governo amico!
Nicoletta Soini
Riva del garda 7 ottobre 2007

Un Grillo qualunque

Antipolitico a chi? E bravo Beppe Grillo, finalmente il centrosinistra può tirare un bel respiro di sollievo e magari cercare di arruolarti nel Pd al posto di donna Veronica. Questa volta l'ex comico che sta facendo tremare i palazzi l'ha sparata davvero grossa. Ma non contro i potenti, si è scagliato contro i più poveracci di tutti, gli zingari. Una specie di sport nazionale. «L'invasione dei rom dalla Romania è un vulcano, una bomba a tempo che va disinnescata», ha scritto sul suo blog. Concetto rinforzato con la solita letterina dell'elettore di sinistra che non ne può più: «Ora basta, fuori il marcio dai nostri confini». Complimenti per la pensata, e buona fortuna. Perché oggi non c'è discorso più allineato di questo con la politica istituzionale, di destra e di sinistra, che non avendo più nulla da dire si scaglia contro i più deboli facendo leva vigliaccamente sulle paure e sui peggiori istinti della «gente». Sembra di leggere la Repubblica, di ascoltare Giuliano Amato, di turarsi le orecchie mentre parla Calderoli, di rabbrividire quando Topo Gigio Veltroni - come lo chiama Grillo - si vanta di aver cacciato 15 mila zingari da Roma. Forse si è montato la testa e un po' l'ha persa, e per strada rischia di perdere anche quei «grillini» delusi e di sinistra che ci stavano per cascare. Quando se la prende con gli zingari, Grillo è solo un politico qualunque. Non fa più paura a nessuno. Peccato.
luca fazio - Il Manifesto - 6 ottobre 2007